Il mercato dei videogiochi è cresciuto non solo in termini di fatturato per software house e publisher ma anche in relazione all’età media di chi si trova con in mano un joypad e/o un mouse davanti ad un monitor. Una maturità che è andata di pari passo con un allargamento dei gusti e delle aspettative dell’utenza e che hanno fortunatamente portato ad una maggiore diversificazione dei prodotti. In questa prospettiva si può registrare positivamente l’adattamento in chiave videoludica del noto masterpiece di Agatha Christie And Then Were None – 10 Piccoli Indiani.
Dopo che l’opera fu portata sul grande schermo nel lontano 1945 da René Clair, questa volta il capolavoro della scrittrice britannica si trasforma in un’avventura grafica “punta e clicca” (piuttosto canonica in fatto di interfaccia grafica e gestione dell’inventario) ricalcando in parte le pagine del giallo, con qualche variazione legata alla natura peculiare del medium videoludico. Sebbene infatti lo spunto di partenza rispecchi abbastanza fedelmente il testo originale (dieci persone, che non si conoscono tra di loro, vengono invitate in una sontuosa dimora situata su un’isola sinistra, mentre un invisibile personaggio accusa ognuno degli invitati di omicidio e procede ad infligger loro la condanna che gli spetta) il videogioco presenta uno sviluppo non lineare che conduce a differenti finali a seconda delle scelte effettuate dall’utente che impersonerà i panni Patrick Narracott, l’unidicesimo e unico personaggio inventato appositamente per il gioco. Si tratta di un traghettatore “arruolato” per condurre gli invitati sull’isola in cui è situata la dimora dell’ospite sconosciuto e che dovrà venire a capo del mistero.
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Per curare al meglio tutta la componente inedita, i programmatori di Adventure Company hanno pensato di rivolgersi ad un esperto in materia, ovvero Lee Sheldon, uno scrittore di libri gialli molto attivo negli ultimi decenni come sceneggiatore di famosi serial televisivi (tra cui Quincy, Simon & Simon e La signora in giallo). Per il videogioco, Sheldon ha curato l’intera sceneggiatura adattando la storia originale ed effettuando, laddove necessario (in particolare per i finali multipli), cambiamenti spesso radicali pur tentando di mantenere inalterate le atmosfere dell’opera.
Per quanto riguarda infine l'aspetto tecnico, siamo di fronte ad una buona produzione. Il titolo distribuito in Italia da Atari non è uno di quei giochi che mette alla prova le schede grafiche di ultima generazione ma presenta degli scenari esteticamente validi, una buona cura per i personaggi (se pur le animazioni potevano essere curate maggiormente) e per gli effetti luce ed ambientali. Ottimo lavoro infine per il doppiaggio italiano a livello cinematografico e per le eccellenti musiche di accompagnamento, adattissime alle atmosfere da thriller.