Dopo che Angel of Darkness, penultimo episodio della serie, si è rivelato un clamoroso flop commerciale (e parallelamente stroncato dalla critica di tutto il mondo), in casa Eidos hanno pensato di attuare una vera e propria rivoluzione per garantire a Lara Croft un futuro importante nel mondo dei videogiochi.
Estromessa Core Design, la software house britannica ha affidato la realizzazione delle nuove avventure di Tomb Raider al team di sviluppo americano Crystal Dynamics, supportato dall’aiuto di Toby Gard, il designer che ben 10 anni fa ha dato vita virtuale alla signorina Croft. Il cambiamento drastico ha dato indubbiamente i suoi frutti, visto che TRL ha già ottenuto vendite milionarie nel giro di poche settimane e, anche sotto il profilo qualitativo, la serie è tornata ai picchi di un tempo.
In realtà dai primi episodi di fine anni ’90, Legend si distacca notevolmente prendendo in prestito molti degli elementi che hanno fatto il successo degli ultimi action game come Prince of Persia e God of War, puntando su delle interazioni ludiche molto più immediate e meno ricercate, che forse scontenteranno gli appassionati di lunga data, ma che meglio si prestano alle richieste del pubblico “mass market”.
Più azione quindi e meno esplorazione, ma i programmatori già autori di eccellenti prodotti come la serie di Legacy of Kain hanno saputo dare alle avventure di Lara Croft anche una regia cinematografica esaltante, scandita da un ritmo della narrazione molto elevato (nonostante quindi una durata dell’avventura non elevatissima, di eventi ne accadranno a iosa e senza pause) ed una vera e propria “monumentalità” delle ambientazioni, tratto distintivo delle loro opere.
Dall’Africa all’Ex Unione Sovietica, passando per Perù e Giappone, saremo gli spettatori-protagonisti di veri e propri squarci di mondo virtuale sublimi, con antiche rovine nascoste che si manifestano sotto una “megalomane” cascata o cimentandoci nel salto del palazzo su moto in una ultra avveniristica Tokio.