Se per il cinema americano (e non solo… Sergio Leone docet), il far west è stato un importante universo immaginifico per quasi 30 anni (e con un importante ritorno durante il decennio scorso), il mondo dei videogiochi ha avuto un rapporto molto flebile con questo scenario tanto che i titoli basati su carabine e diligenze si possono contare sulle dita di una mano. Salutiamo quindi come una novità assoluta la prima “serializzazione” per un videogame western ad opera di Atari con Desperados.
Sono passati ben sette anni ed una lunga sequela di ritardi dal primo episodio ma ora l’opera dei programmatori germanici di Spellbound è finalmente arrivata. Le caratteristiche di fondo sono rimaste immutate rispetto al primo episodio: ci troveremo ad affrontare una lunga serie di missioni molto impegnative con un ristretto numero di personaggi (ognuno con delle caratteristiche peculiari: lo spietato pistolero, l’indiano lanciatore di coltelli, la “donnina” da saloon e simili) all’interno di un background e di uno sfondo narrativo tipicamente western che potrebbe ricordare da vicino i lungometraggi più “reazionari” del berretto verde-sceriffo John Wayne.
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Ad una tipologia ludica che potrebbe considerarsi come una variazione sul tema degli strategici in tempo reale, questo secondo episodio di Desperados innesta anche un elemento diversificante: basterà infatti premere semplicemente la barra spaziatrice per trasformare il videogame in una sorta di action in cui la telecamera si fissa alle spalle del nostro alter ego. Tale novità potrebbe far storcere il naso ai puristi della strategia mentre probabilmente farà felici gli amanti delle dinamiche interattive più immediate che avranno una sorta di “escamotage” per molte situazioni in cui sarebbe stato veramente difficile districarsi non potendo “agire” in prima persona ma solo impartendo ordini alla propria squadra.
L’estetica di Desperados non poteva che confermare la forte impronta ricevuta dalle pellicole più “cult” dell’epopea western americana. Questo secondo episodio poi può anche contare su di un motore grafico tridimensionale molto performante capace di mostrare su schermo delle eccellenti rappresentazioni visive del vecchio west. Il ritardo con cui il gioco è stato commercializzato forse lo potrebbe far apparire già leggermente datato sotto il profilo delle performance tecnico-qualitative (i freddi numeri dei poligoni su schermo e della risoluzione delle texture) ma questo non inficia comunque l’ottimo appeal sensoriale del titolo, anche grazie ad una soundtrack che si potrebbe confondere senza alcun problema con quella di una pellicola di qualche decennio fa. Il doppiaggio dei dialoghi in italiano è sufficiente per quelli che sono gli standard (non proprio altissimi) della localizzazione dei videogiochi nel nostro paese.