Il videogame di Scarface, disponibile per Personal Computer, XBOX e Playstation 2, è un prodotto di buona fattura sotto ogni punto di vista, una sorta di Grand Theft Auto con qualche variazione sul tema, con le stesse coordinate videoludiche dell'opera di Rockstar Games, con il solito “glamour” in fatto di linguaggio crudo e volgare, oltre ad una dose ultra massiccia di violenza più o meno gratuita.
Ma la produzione di Vivendi Universal offre molti spunti di riflessione per chi si muove sul limen fra i medium cinematografici e videoludici a cominciare dal suo essere “sequel” del film originale di Brian De Palma: i programmatori di Radical Games partono infatti dall'interrogativo “What if?”: cosa sarebbe accaduto se Tony Montana si fosse salvato dal raid della gang criminale avversaria? Proprio dalla scena finale della pellicola si apre l'esperienza interattiva, dando a quest'ultima un'importanza ben al di sopra della classica trasposizione videoludica. Chissà se la strada intrapresa in questa occasione sarà seguita da altri: potrebbe essere un modo per sfruttare commercialmente un nome di richiamo in modo alternativo invece di abbassarsi a sequel filmici che in alcuni campi cinematografici portano a risultati a volte letteralmente imbarazzanti.
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Un'altra chiave di lettura riguarda il rapporto fra l'universo immaginifico di Grand Theft Auto Vice City e Scarface. Per chi non lo sapesse Vice City è l'episodio di GTA ambientato a metà degli anni '80 in una città quasi del tutto identica alla Miami di Scarface. In un gioco di rimandi così VC (uscito nel 2002) si è ispirato per il background al film di De Palma mentre il videogame di Scarface ha “preso in prestito” le coordinate ludiche del best seller di Rockstar Games.
In questo reiterato passaggio ai confini dei due media è lecito chiedersi se l'effetto finale sia una eccessiva ridondanza o piuttosto un benefico interscambio fra creatività e media diversi. Non da ultimo, è veramente singolare anche la “traduzione” di Tony Montana – Al Pacino all'interno del gioco. Da un punto di vista visivo, chiaramente i programmatori di Radical Games si sono rivolti all'uso della computer grafica tridimensionale per ricreare un personaggio convincente e molto somigliante all'attore italo americano. La particolarità nasce dall'impossibilità di riutilizzare i dialoghi del film e neppure di scritturare (non ci è impossibile sapere se per scelte artistiche o per questioni di natura economica...) Pacino per fargli interpretare il “copione” del videogame. Così la scelta è ricaduta su di un imitatore dell'attore, André Sogliuzzo, che ha ottenuto anche il placet dallo stesso Pacino.