Oggi Francesco Rosi ha raggiunto l’età di ottantatré anni. Il suo ultimo film risale al 1997: La tregua, dal romanzo di Primo Levi. Diciotto lungometraggi (compresi Camicie rosse girato in co-regia con Goffredo Alessandrini e Diario napoletano, documentario realizzato nel 1992) rappresentano il risultato del suo intenso e rigoroso impegno di cineasta che, pur con qualche battuta a vuoto, è sempre stato concentrato su un’idea di cinema dal valore altissimo.
Le mani sulla città, il suo capolavoro assoluto, La sfida, Salvatore Giuliano, Uomini contro, Il caso Mattei, Lucky Luciano, Cadaveri eccellenti, i suoi lavori più belli e interessanti. Rosi è stato un regista che ha sempre diretto il proprio sguardo verso le questioni più significative, e per certi versi misteriose, della storia recente italiana, basando la propria azione sul coraggio delle idee e sulla passione nei confronti del raggiungimento della verità.
Ecco perché il suo cinema è stato sempre caratterizzato da uno stile fortemente realistico. Questa sua tendenza alla “cattura” della realtà è stata però filtrata attraverso una costante ricerca formale ed estetica, in un continuo intrecciarsi di testimonianza e tensione stilistica. Il percorso creativo di questo artista dallo sguardo sociale è stato quindi caratterizzato da un fattore fondamentale: la passione per gli accadimenti pubblici e politici, passione trasformata in profondo desiderio di decodificare e comprendere ciò che gli succedeva intorno.
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Per tutti questi motivi, il Premio Fiesole 2005 gli ha giustamente attribuito un meritato riconoscimento che ha contribuito ad evidenziare la personale idea sulla quale si basa ancora il suo cinema. In occasione di questo evento, culminato in convegno al quale hanno partecipato critici e cineasti, è stato pubblicato un volume intitolato La sfida della verità – Il cinema di Francesco Rosi.
Artefici di questa iniziativa editoriale sono il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI, France Cinéma e le Edizioni Aida. I curatori Aldo Tassone, Gabriele Rizza e Chiara Tognolotti hanno elaborato uno schema composto da sei capitoli, scritti da altrettanti critici cinematografici, e un lungo articolato colloquio con Rosi (ben sette interviste) firmato da Tassone.
A questi elementi, si aggiungono poi diversi significativi contributi (Kezich, La Capria, Ciment) nonché brevi testimonianze di illustri intellettuali e autori cinematografici come Federico Fellini, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Norman Mailer, Gore Vidal, Dino Risi, Mario Monicelli, Costa Gavras.
Chiude il libro (esattamente come gli altri testi relativi al Premio Fiesole) una dettagliata filmografia con approfondimenti critici e una bibliografia che offre allo studioso e al cinéphile l’occasione per allargare il proprio sguardo sulla carriera di questo importante autore. La sfida della verità, dunque, è una raccolta di scritti, saggi e recensioni che rende giusto omaggio a un cineasta che ha avuto sempre la forza d’animo di addentrarsi in territori minati, spesso accuratamente evitati da altri colleghi più prudenti. Lo spingeva a fare questo non il desiderio semplicistico dello scoop o del sensazionalismo, meno che mai di speculare in modo “dietrologico”, ma l’imprescindibile volontà di svelare le zone d’ombra del nostro complicato e inquietante paese; in sostanza, la sua limpida e genuina coscienza civile.