Il mercato dei libri cinematografici nel nostro paese è in continua espansione (anche se ciò non corrisponde esattamente ad un effettivo aumento di lettori) e propone un ventaglio di titoli fino a qualche anno fa impensabile. Eppure, in questo proliferare di volumi (un po’ scriteriato) spesso sono identificabili dei vuoti causati da evidenti miopie culturali che spesso risultano inspiegabili.
Ora è stato finalmente tradotto in lingua italiana un testo di notevole importanza che rappresenta uno degli studi teorici più approfonditi riguardo l’interpretazione del film. Si tratta di un volume che aveva visto la luce nel 1979 (con una successiva edizione del 1995 – Calman, Levy) e che ora viene proposto nel nostro paese dalle Edizioni Kaplan di Torino. Il titolo è L’analisi del film. L’autore, Raymond Bellour, è un critico e un ricercatore di grande prestigio che a lungo si è occupato del linguaggio del cinema. Oltretutto, è stato fondatore, insieme a Serge Daney (altro maestro della critica) della rivista Traffic.
L’intento di Bellour è chiaramente quello di considerare il film come un testo da scomporre nei minimi dettagli, nel tentativo di far emergere tutte quelle strutture simboliche e narrative che ad una prima visione sono spesso difficili da identificare. L’architettura teorica di questo volume è incentrata sull’articolazione di alcuni saggi che erano stati realizzati negli anni sessanta e settanta. Ora, questi saggi sono ricollocati in un percorso analitico compatto e ben orchestrato.
Lo sguardo dell’autore si dirige con forza verso la cinematografia americana e soprattutto nei confronti di Alfred Hitchock, maestro (in verità inglese) ampiamente studiato che rivela però ad ogni nuova lettura fattori sorprendenti.
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La sostanza del lavoro di Bellour è basata sulla scomposizione del racconto visivo in sequenze e successivamente in singole inquadrature. Il passo successivo è esaminare l’azione sistematica dell’autore che ha costruito delle concatenazioni di immagini finalizzate alla “produzione di senso”. Dunque, ciò su cui si concentra l’azione teorica è la dinamica visuale interna delle sequenze attraverso un’interpretazione semiologica che però prende in considerazione altri importanti fattori come quelli più strettamente formali, ma anche quelli psicoanalitici.
Le opere analizzate sono Uccelli, Marnie, Intrigo internazionale e Psyco, tutte ovviamente di Alfred Hitchcock, ma anche Il grande sonno di Howard Hawks e The Lonedale Operator di David W. Griffith. Alcune sequenze di questi film, come quella celeberrima del tentativo di assassinio tramite aereo in Intrigo Internazionale, sono destrutturate in ogni loro singolo aspetto grazie alla presentazione delle inquadrature che le compongono e a schemi con elementi testuali.
Da notare infine come l’ultimo capitolo sia dedicato alle immagini pubblicitarie delle pellicole Eastman Kodak pubblicate nella rivista The Film Daily negli ormai lontani anni cinquanta.