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    Il dialogo - Dal testo scritto alla voce messa in scena       Gli altri Libri


Lindau - 2006
Euro 12,80 - pp. 94

Una delle fasi fondamentali della realizzazione di un film è senza dubbio quella della scrittura. E la sceneggiatura (dopo il soggetto, e l’eventuale trattamento) rappresenta la struttura che tiene in sé la sostanza contenutista e narrativa del film. Ma la sceneggiatura allude ad un’altra struttura, cioè all’architettura visuale del film, composta da inquadrature e sequenze. In questo contesto di elementi che si sovrappongono e si inseguono, e che alludono in continuazione ad altre strutture parallele, un fattore preciso ha un suo posto centrale e una sua rilevanza oggettiva, mai sufficientemente studiata. Stiamo parlando del dialogo, che non significa solo “scambio (letterario) di frasi tra personaggi”. E’ infatti un termine che porta con sé inevitabilmente alcune questioni teoriche, questioni che riguardano la cosiddetta messa in scena della voce.

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Fino a qualche tempo fa, se si cercavano testi teorici in grado di approfondire tale argomento, nel nostro paese, si trovava poco o nulla. Ora, invece, è stato pubblicato da Lindau un agile e utile volumetto intitolato Il Dialogo - Dal testo scritto alla voce messa in scena. L’autrice è Claire Vassé, componente del comitato di redazione della rivista francese "Positif" ed esperta di produzione cinematografica, la quale nelle novantaquattro pagine del formato tascabile del libro riesce a fornire al lettore molti spunti di riflessione.

Il capitolo che ci sembra di gran lunga più significativo si intitola Le anomalie del dialogo. Scrive Claire Vassé: “le regole dell’arte cinematografica delineano funzioni e potenzialità del dialogo, che ogni cineasta utilizza seguendo il proprio progetto estetico”. E’ possibile riscontrare tale affermazione nella fase conclusiva del libro dove, oltre ad alcune testimonianze, vengono proposte al fruitore delle illuminanti analisi di sequenze e singole inquadrature di lungometraggi di straordinario interesse: Eva contro Eva di Joseph L. Mankiewicz, I quattrocento colpi di François Truffaut, In the Mood for Love di Wong Kar-wai, L’amore di Roberto Rossellini e Strade perdute di David Lynch.

In particolare, per ciò che concerne la meravigliosa opera prima di Truffaut viene decodificata la celebre scena del dialogo con la psicologa (che non si vede mai) passaggio obbligato che deve sostenere il giovanissimo Doinel-Leaud quando viene rinchiuso nel riformatorio. Il dialogo, in questo caso, evidenzia un carattere (quello del protagonista) ma anche una condizione esistenziale dolorosa, fatta di mancanza di amore e abbandono.

Infine, una considerazione per ciò che concerne la copertina della versione italiana del libro (già pubblicato nel 2003 dalle Editions Cahiers du Cinéma). L’immagine scelta è quella celeberrima (per i morettiani) di Palombella Rossa, quando il protagonista giocatore di pallanuoto (lo stesso Nanni Moretti) si rivolge (finanche schiaffeggiandola) a una giornalista che infila parole inglesi abusate (tipo: cheap) e frasi fatte in italiano, dicendole: “Come parla?! Come parla?! Le parole sono importanti! Come parla?!”. Non poteva esserci riferimento più giusto per ricordare fin da subito, appunto, che le parole sono importanti, e i dialoghi ancor di più, aggiungiamo noi.




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