Lo stato degli studi di musica per il cinema, in Italia, sta vivendo con ogni evidenza la sua primavera. Negli ultimi cinque anni, mentre nascevano e si moltiplicavano festival, eventi e concerti dedicati alla musica cinematografica, si è registrata in campo editoriale una significativa fioritura di titoli sia nell’ambito della manualistica che in quello della storiografia. L’elenco sarebbe lungo; in questa sede ci preme salutare l’ultimo nato, una densa monografia sul compositore Claudio Simonetti, fra i pochi nomi della scena italiana (con Morricone e Piovani) autenticamente popolari sia nel nostro paese che a livello internazionale, grazie soprattutto alle partiture per ben tredici film di Dario Argento, da Profondo rosso a La terza madre.
Autrice del libro è Gabrielle Lucantonio, figura centrale e pionieristica di questa “nuova ondata” di studiosi della musica per il cinema; formatasi in Francia, dove peraltro ha fatto la spola fra la redazione dei "Cahiers" e quella di "Cinéfonia", da diversi anni è stabilmente in Italia dove cura preziose edizioni in dvd per RaroVideo, scrive su "Alias", collabora con i principali festival italiani. I pregi più evidenti di Gabrielle Lucantonio sono senza dubbio la determinazione, l’inclinazione alla ricerca paziente dei dati e delle informazioni, la passione per l’oggetto della ricerca e infine un invidiabile patrimonio di relazioni con la comunità dei musicisti e degli studiosi.
Tutto questo viene messo a un frutto in un libro che di Simonetti costruisce un profilo ricchissimo sia sotto l’aspetto strettamente biografico che sotto quello tecnico; dall’infanzia in Brasile, agli anni coi Goblin, passando per l’incontro decisivo con Dario Argento, col quale il musicista intraprende un percorso che dura a tutt’oggi, il libro chiarisce con dovizia di particolari ogni snodo della vita, della carriera, della produzione discografica (indagata con piglio da collezionista).
A completare un lavoro che della completezza fa il suo punto di forza, contribuiscono due sezioni curatissime e di grande attrattiva: un apparato iconografico degno di questo nome, e una serie di testimonianze prestigiose, che includono nomi di culto come Martyn Ware (tastierista degli Human League), critici come Nicolas Saada (firma storica dei "Cahiers"), registi come Guillermo del Toro oltre che (ovviamente) lo stesso Argento, autore della prefazione.