A volte si è stati tentati di dare ad un gesto sportivo una valenza di cui poi ci si è dovuti ricredere, difficili sono i legami certi rintracciabili nel contesto di eventi consacrati al divertimento ed al culto del corpo. C’erano gli atleti americani che nelle Olimpiadi di Città del Messico del ’68 salutarono le loro medaglie e l’inno nazionale americano con il pugno chiuso in omaggio ai loro compagni delle Black Panthers, Alì che va a combattere a Kinshasa il match della leggenda con Foreman.
E c’è anche quel gol di Diego Armando Maradona segnato all’Inghilterra nei mondiali di Messico ’86, un gesto consegnato alla memoria collettiva come una marachellata da scugnizzo, ma a cui invece egli stesso diede un significato provvidenzialistico, un’ispirazione venuta dal cielo per beffare in quel modo così bizzarro (videro tutti la mano colpire il pallone fuorché l’arbitro) quel nemico con cui le tensioni non erano sedate.
In questo bel documentario di Umberto Nigri prodotto da Fox Channels si tenta un difficile viaggio a ritroso, per ritrovare le ragioni di quell’attimo così esaltante e sospirato. Si ritorna cioè a quei giorni di primavera del 1982 in cui si scatenò una delle guerre più rapide ma laceranti del ventesimo secolo: le Falklands- Malvinas. Il paese era ancora in mano alla giunta dei generali salita al potere nel ’76, il generale Leopoldo Galtieri conscio della grave crisi di consenso generata dalla recessione economica, ricorre ad uno degli strumenti preferiti dai regimi dittatoriali per tappare gli occhi all’opinione pubblica: l’orgoglio nazionalistico.
Bersaglio, quelle minuscole isolette in mano sin dalla metà dell’Ottocento all’impero di Sua Maestà britannica. Un doppio movimento genera poi quella nevrosi così singolare nei reduci e negli abitanti del posto, prima l’Argentina si scaglia con la sua preponderante forza quantitativa contro la piccola guarnigione, spaventando gli abitanti, in seguito a pochi giri di orologio le truppe da sbarco inglesi, infervorate dal primo ministro Margareth Tatcher, risolvono a loro favore la partita nel giro di qualche giorno.
Risultato, poche centinaia di morti ma da entrambi le parti grosse porzioni di adrenalina bruciate in poche ore, l’incubo di aver visto i vicini di casa imbracciare il fucile e assaltare i vicini diventati di colpo i colonizzatori inglesi. C’è un’atmosfera lugubre nei racconti di questo lavoro, allucinante è quello in cui un anziano racconta il modo in cui morì suo figlio: arrivata la comunicazione del ritiro fu incaricato di andare ad avvertire alcuni commilitoni sulla collina davanti, nel tragitto una mitragliatrice lo falciò. Nonostante il peso della perdita quella guerra è stata giusto combatterla ribadisce Manuel Melladas, perché quella terra è Argentina.