Regia Marco Bellocchio
Sceneggiatura Marco Bellocchio, Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Lu' Leone
Interpreti Laura Betti, Remo Girone, Remo Remotti, Pamela Villoresi
Durata 120 min.
Paese, Anno Italia 1977
Lingue Italiano
Distribuzione Ripleys Home Video
Sottotitoli Inglese
Audio Mono
Video 4/3
Prezzo € 16,49
Gli Extra
Fu una triangolazione tra Amleto, il Kostja originale e Lou Castel, il protagonista de I pugni in tasca, simbolo del desiderio di rivolta di tutta una generazione, il cardine della riscrittura bellocchiana di questo testo cechoviano. E’ uno dei tanti segreti espressivi che si possono ricavare dall’intervista a Bellocchio che è negli extra di questa accurata edizione del film, a cui si aggiunge quella a Silvano Agosti, un bellissimo provino a Tina Aumont nei panni della giovane Nina, l’aspirante attrice che lascia il giovane problematico Kostja per Trigorin, lo scrittore affermato.
la Trama
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Quando portò in scena Timone d’Atene di Shakespeare, Marco Bellocchio giustificò il fiasco con una predominanza espressiva della propria matrice cinematografica. Il desiderio giovanile di trasporre ed interpretare Il gabbiano di Cechov si rideclinò allora in una edizione cinematografica da girarsi in una villa nei pressi di Treviso girando in presa diretta, in modo da poter meglio rendere la colloquialità della chiacchiere dello scrittore russo immerse in una miriade di inflessioni dialettali.
Nel mondo tumefatto di questo gran testo della modernità drammaturgica, fu praticamente da qui che prese il via nel 1898 il Teatro d’Arte di Mosca diretto da Stanislaviskij e Nemerovic Dancenko, Bellocchio ritrova le proprie ossessioni fondanti: il rapporto con la famiglia, il desiderio di fuoriuscire da una realtà troppo chiusa e provinciale. Dopo l’esperienza di Matti da slegare si tentò di portare alle estreme conseguenze il desiderio di primeggiare di un cast interessante ma complesso da gestire, come confessò qualche tempo dopo lo stesso regista: "ho voluto scherzare col fuoco, senza esserne cosciente, nel senso di accostare tutta una serie di attori e di interpreti che avrebbero sicuramente creato grossissime frizioni all’interno della lavorazione. Giocando magari con la pazzia, nel senso di fare quel ragionamento che è assurdo e oggi ne sono ben coscienti, di dire: chi meglio di un pazzo può interpretare un pazzo?"
Da Laura Betti a Giulio Borgi a Remo Girone nei panni di Kostja, lo scrittore di talento incapace di imporsi al mondo nei termini con i quali il suo ego avrebbe voluto. Travagliate furono le riprese, dalla nota intrattabilità di Laura Betti (di cui viene ricordato un sussulto di ira al solo sentire nominare Pasolini), alla crisi di Remo Girone che mise in crisi la lavorazione stessa. Negli anni in cui Gilles Deleuze si dedicava alla configurazione, attraverso Carmelo Bene, di un attore rizomatico, il suo sodale Guattari scrisse al proposito:” sembra quasi che Bellocchio non lavori sugli attori, ma che prelevi direttamente da loro gli elementi passionali che li animano”. Nel mezzo di un percorso espressivo che avrebbe conosciuto ancora altre svolte radicali si colloca questo Gabbiano che a trent’anni di distanza può davvero esser letto come il più organico e programmatico lavoro di scavo e di riflessione di Bellocchio sul lavoro dell’attore.