Negli anni sessanta Bolognini, dirige molti dei suoi film più importanti tra cui Il bell’Antonio e La viaccia. Ancora oggi La corruzione è stato considerato un film minore lungo quel decennio così intenso ed ispirato. Progettato da Alfredo Bini anche per la possibilità di poter far lavorare la moglie Rosanna Schiaffino, è la storia di un ragazzo timido e introverso, deciso a farsi prete se non fosse per l’arrogante baldanzosità del padre che lo sfida per farlo retrocedere, facendolo capitare su un panfilo dove incontra l’avvenente Schiaffino indotta a sedurlo ed a corromperne la fragile innocenza.
Come spesso accade per i film di Bolognini si tratta di una lenta indagine nei recessi del desiderio, maschile e femminile, sfidando la censura in duelli dagli altalenanti ma affascinanti esiti che spesso avevano anche il biasimo della Chiesa, figuriamoci per questo in cui un giovane finisce per gettare al fiume la vocazione per gettarsi tra le braccia della tentatrice voluttuosità (ed in epigrafe c’è un verso di Baudelaire “ed anche se non esistesse la religione sarebbe santa e divina").
Insomma qualunque fosse la religione, quella marxista o quella cristiana, si trattava di dare alla proprie scelte un respiro morale. Di questo ed a questo il film e Bolognini si ribellano, puntando il dito verso la spontanea opposizione di una gioventù che cominciava ad esprimersi, a ballare e a dialogare, senza la cappa moralistica del precetto paternalistico. Molti sono i momenti in cui vediamo l’istinto soverchiare il dover essere di un povero adolescente.
L’edizione ha una resa visiva soddisfacente, mentre non è sempre all'altezza per quanto riguarda il suono. Con il comparto degli extra si poteva fare di più, avendo a disposizione Manolo Bolognini, fratello del regista e direttore di produzione del film, e Alfredo Bini, produttore del film.