Per molto tempo, ed è la sorpresa più rilevante (considerata la filmografia del regista), questo ultimo film di Loach ci depista rispetto al suo personaggio principale ed alla direzione stessa della storia, come un desiderio di occultamento di ragioni profonde che agiscono e spingono in una direzione non facile da mostrare in una vicenda singolare. Angie, dopo esser stata licenziata dalla agenzia di lavoro interinale per non aver ceduto alle avances di un gruppo di avvinazzati colleghi in trasferta, decide di coinvolgere la sua amica Rose, impiegata in un call center nella spericolata intrapresa di fondare ex-abrupto una agenzia in proprio, agendo spericolatamente nel ginepraio del lavoro a termine oggi.
Le due ragazze non hanno alcuna remora, un giorno, una settimana, importante è muovere gruppi di disperati, per la maggior parte immigrati dell’est Europa, da un cantiere all’altro. Le cose procedono, spazio ce n’è molto, questo è un mondo libero, si può decidere cosa fare della propria vita, lavorare, sfruttare, Angie dopo una trentina di lavori cambiati in pochi anni, con una bambina affidata ai suoi vecchi genitori, ha deciso che ormai non esiste più alcuna possibilità di mediazione, il mondo è quello che è.
Quando il padre, vecchio laburista in pensione, la osserva mentre urla ai giovani ragazzi di salire sopra quei camion a giornata come uno di quei vecchi caporali contro cui lui per tutta la vita aveva lottato, nei suoi occhi non fatica a leggere smarrimento e biasimo. Si siedono su una panchina, discutono, lui ha sempre avuto affetto per la sua bambina così carina ma così spericolata, mamma troppo presto, abbandonata dal boyfriend malato di droga.
Lei tira fuori dalle viscere la rabbia contro quel biasimo, quella fretta di giudicare, quel termometro infilato in un ambiente così diverso al punto da far risultare la diagnosi affrettata, scorretta, ingiusta. Questo è quello che sente lei, noi vediamo la geometrica predisposizione di una donna allo sfruttamento di esseri umani indifesi quanto e più di lei, la sua faccia tosta nel porsi di fronte alla loro furia quando si sono accorti di non esser stati pagati.
Ma qualcuno si vendica, la prende a pugni, con rabbia e rassegnazione. Forse è questo il libero mondo di domani sembra forse volerci dire Loach, quello in cui i disperati si scambiano abusi, ingiustizie, botte e sputi, come in un agone.
Giancarlo Mancini
Audio: 7
Video: 7
Extra: 6