Brad Pitt è il protagonista e il produttore del western The Assassination of Jesse James by the coward Robert Ford, presentato in concorso al Festival del Cinema di Venezia, diretto da AndrewDominik, coprodotto da Ridley Scott e interpretato anche da uno straordinario Casey Affleck e dal 'mostro sacro' Sam Shephard. L'arrivo di Brad Pitt e di sua moglia Angelina Jolie con tanto di prole ha gettato il Lido di Venezia in un grande scompiglio con un vero e proprio delirio mediatico. "La paternità mi ha reso più efficiente." dice Pitt "Mi sento più concentrato e credo che questa sia l'esperienza più divertente della mia vita, nonostante non dorma praticamente più..."
Lei è cresciuto in Missouri dove Jesse James è un eroe se non una vera e propria icona, in quanto, sebbene fosse un bandito, veniva considerato come una sorta di 'novello Robin Hood'. Cosa ha pensato quando ha deciso di interpretare questa figura storica così amata? Per me era importante puntare a dissezionare la mitologia secondo cui Jesse James era un eroe e Robert Ford era un semplice codardo. In realtà io non conoscevo bene la sua storia, sebbene, ovviamente, avevo un'idea molto chiara dei luoghi dove lui aveva vissuto. Quando ho letto il romanzo di Ron Hansen sono, invece, venuto a conoscenza di questa figura in profondità e - in particolare - dell'ultimo anno della sua vita quando è ambientato il nostro film. E' interessante notare come molte domande siano, nonostante i tantissimi materiali su questo personaggio, ancora senza una risposta precisa.
Cosa ha provato ad interpretare un Western? In realtà è più un dramma psicologico che un western e - quando ho incontrato il regista - lui si diceva convinto che si trattasse piuttosto di un gangster movie. E' un film che analizza un omicidio ed esplora le sue conseguenze. E' una storia guidata dalla psicologia dei personaggi. Del resto ci sono già stati una ventina di film su questa storia e decine di attori hanno portato Jesse James sullo schermo.
Si dice che il film abbia avuto dei problemi di lavorazione... Non è affatto vero: era un film molto complesso da fare che, sicuramente, esula dalla produzione attuale di Hollywood. Per me è una pellicola che guarda indietro con un certo interesse al cinema degli anni Settanta. La prima versione del film durava circa cinque ore e mezza: ne abbiamo realizzato trentaquattro edizioni differenti fino ad arrivare a quella attuale. Questo è il mio cinema che preferisco: intenso e aromatico come un buon bicchiere di vino.
Ha mai pensato di dirigere un film? No, perché impazzirei. La mia idea è che ci sono in gire così tante persone in gamba che non servo certo io a dovere pensare di fare il regista. Il ruolo di produttore, invece, mi piace molto perché mi consente di lavorare su storie nelle quali non devo essere necessariamente coinvolto come attore. Mi diverte avere il controllo della qualità delle cose.
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Chi è stato, quindi, Jesse James dal suo punto di vista? Un uomo che, ad un certo punto della sua vita, si è sentito messo all'angolo, molto stanco della caccia spietata che gli veniva data e stufo di vivere sotto altre identità. Credo che, alla fine, fosse soprattutto incapace di avere a che fare con la sua stessa leggenda. Era intrappolato nella facciata della sua vita e sapeva di essere 'condannato'. Questi elementi, per quanto non positivi, sono stati molto interessanti al fine del mio lavoro per dare un'immagine diversa dall'eroe in bianco e nero con cui siamo cresciuti.