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    Giovanna Mezzogiorno  di Marco Spagnoli       Le altre interviste


La paura dell'amore

"Quando ho incontrato Mike Newell non era ancora sicuro che avrei interpretato tutta la vita di Fermina dai diciannove anni fino ai settanta. Il fatto che lui mi stesse chiedendo di recitare in tutto il film è, così, stata una dimostrazione di grande fiducia nei miei confronti. Per me era una possibilità incredibile, un'opportunità di quelle che non accadono spesso nella carriera di un attore." Così Giovanna Mezzogiorno racconta la grande emozione di portare sullo schermo una delle icone della letteratura mondiale: Fermina Daza, personaggio ideato dal genio di Gabriel Garcia Marquez e protagonista del romanzo L'amore ai tempi del colera che l'attrice ha interpretato insieme ad un grande cast composto da attori come Javier Bardem, Benjamin Bratt, Liev Schreiber, Catalina Sandino Moreno e Fernanda Montenegro.

"E' stato un viaggio meraviglioso che è iniziato proprio a Cartaghena in Colombia dove abbiamo avuto un mese intero per iniziare con le prove. Un'esperienza unica e indimenticabile." Dice l'attrice che in autunno ha girato anche Shooting Palermo con Wim Wenders: "Un film straordinario che non si può raccontare, ma che - ne sono certa - rappresenterà per tutti quanti una vera sorpresa e per Wenders un ritorno al passato."

Come è stata la lavorazione di questo film?

Così come Javier e Benjamin ero spaventata dal lavoro che dovevamo portare avanti. E avevo ragione. Non avevo solo paura di non riuscire, ma anche di non ottenere un risultato attraverso il mio lavoro. Dovevo pensare al mio ruolo in maniera più ampia e a tutti i suoi dettagli.

Chi è per lei Fermina?
L'eroina di un grande romanzo d'amore, ma non è sicuramente la parte romantica della storia. E' una figura estremamente moderna che opera una scelta seguendo le imposizioni di un padre, cui, però, lei assomiglia tantissimo. Ammiro molto la sua forza che mi impressiona. E' una donna molto dura.

E' stata una sfida?
Assolutamente: sono contenta di averla accettata, perché siamo tutti fieri del lavoro che abbiamo fatto. In questo senso non ho avuto alcun problema con l'invecchiamento. Non mi preoccupava risultare vecchia o brutta sul grande schermo, perché tutto quanto era spontaneo e necessario. Non so se lo rifarei perché tutto risultava molto faticoso.

Quanto è difficile invecchiare davanti alla macchina da presa?
E' faticoso sotto il profilo fisico, ma funziona bene dal punto di vista della recitazione. Semmai è più difficile 'ringiovanire' perché significa, in qualche maniera, mettere da parte una serie di esperienze che fanno parte del tuo bagaglio personale di attrice.

Parliamo delle scelte del suo personaggio?
E' una donna coerente che segue l'idea di sposare un uomo stabile e che le dà sicurezza anziché una persona follemente innamorata. Non voglio paragonarla a me o alle mie decisioni personali: però posso capire Fermina. E' una donna giovane di vent'anni che vuole costruire la sua vita, spaventata da un innamorato così romantico e - al tempo stesso - pieno di debolezze. Fermina, invece, dell'amore, sceglie la sicurezza e la solidità. Io sono molto diversa da lei: non sono così determinata né dura. Le rinunce mi pesano molto di più. Lei non vuole vivere un amore di un uomo che la contempli. Per lei, e anche per me, l'amore non ha nulla a che vedere con la contemplazione, ma con la concretezza dell'esserci. Rispetto la sua scelta e la capisco molto bene.


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Il grande amore può fare 'paura'?
Capisco che un amore come quello di Florentino, devoto, romantico, fatto di poesie e fiori possa risultare 'terrorizzante'. Fermina, invece, desidera costruire qualcosa che resista al tempo e alla sofferenza della vita. Non è una scelta fatta a cuore leggero: Fermina paga un prezzo caro per tutto questo. Per Florentino, paradossalmente, tutto è più facile: fa la sua vita, aspetta, ma - in fin dei conti - vive un'illusione dolorosa, un sogno, mentre è Fermina a dovere fare i conti con la realtà. In questo senso il regista Mike Newell e lo sceneggiatore Ronald Harwood hanno fatto una specie di 'miracolo' nel riuscire a sintetizzare le emozioni tanto complesse e profonde dei personaggi del romanzo. Quando ho saputo che avrebbero fatto un film tratto da questo libro, ancora prima di pensare che avrei potuto essere coinvolta, mi domandavo se il film sarebbe durato sei ore. Invece sono riusciti al meglio a rendere settanta anni di vita di due persone all'interno di un film di due ore e venti. Un'impresa davvero incredibile... 





20-12-07

   
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