Scusa, ma ti chiamo amore segna l'esordio di Federico Moccia alla regia. Dopo il successo di Tre metri sopra il cielo e Ho voglia di te, lo scrittore-sceneggiatore romano dirige Raoul Bova e Michela Quattrociocche in una commedia romantica che racconta di Niki: una bella ragazza, divertente, intelligente, allegra, spiritosa. C'è solo un piccolo dettaglio. Ha diciassette anni. Vent'anni meno di Alex. E dopo l'incontro di quella mattina nulla sarà come prima.
Il mondo adulto si scontra con quello degli adolescenti. Ed ecco mamme e figlie in una discussione continua, papà che sono ancora ragazzini e ragazzi giovanissimi che sono già troppo adulti. Alex nonostante i fatti ed il cuore dimostrino il contrario, nonostante Niki gli abbia fatto scoprire la gioia di amare, viene sopraffatto dalla paura delle convenzioni e del futuro, rivede all'improvviso Elena (Veronica Logan), la sua ex fidanzata, e lascia Niki.
Ma un giorno scopre qualcosa che finalmente gli fa aprire gli occhi su tutto. Anche sul suo amore per Niki. "In generale la competizione con se stessi riguardo a quello che vorresti fare,quello che fai e ciò che non riesci, sia molto sana." spiega Moccia "Il cinema è molto più complesso che la scrittura. Ci sono stati molti momenti in cui mi sono chiesto chi me l'ha fatto fare. Soprattutto, perché visto il successo degli altri due film, inevitabilmente diversi da come li avrei diretti io, ho avuto qualche timore. Poi, però, le cose hanno funzionato come pensavo e, nonostante la pressione, ho portato avanti fino alla fine un lavoro di cui sono orgoglioso. Creare attesa e avere una considerazione diversa fa parte del gioco. E' come quando Fiorello mi prende in giro: prendersela sarebbe assurdo, perché quella, semmai, è la testimonianza dell'avere avuto successo."
Significa entrare a fare parte della cultura pop... Esattamente. Sarebbe sciocco prendersela come, purtroppo, qualcuno ha fatto...
Parliamo della storia, ovvero di un amore tra un uomo di trentasette anni con una ragazza molto più giovane... All'inizio pensavo che fosse una storia 'nuova'. Invece, grazie al blog di Scusa ma ti chiamo amore ho scoperto che storie così ce ne sono tante. Ho avuto più di 8000 commenti. Sono rimasto sorpreso. Non mi aspettavo che la storia che stavo per raccontare fosse, invece, così comune.
Da Lolita è passato a raccontare qualcosa di comune... Lolita non esiste più, soprattutto alla maniera in cui l'aveva immaginata Kubrick. La bellezza di quel film, la morbosità e l'atteggiamento di quel tipo di ragazze si trovano a confrontarsi con sistemi diversi e completamente cambiati rispetto al passato. Oggi il sesso è frequente anche tra ragazzine di undici o dodici anni. Qualcosa di spaventoso, molto lontano da quello che a me interessava, ovvero un possibile scambio di ruoli tra un adulto e una ragazza.
Possibile? Assolutamente. Le diciassettenni di oggi non sono quelle di una volta, e non certo quelle che conoscevo io. E' un altro mondo.
Avere un attore bellissimo come Raoul Bova non rischia di estremizzare il tema del film? Qualsiasi ragazza farebbe follie per un sex symbol come lui... No. La sua bellezza non è ingombrante. Non c'entra nulla con l'amore: è una questione di complicità. Raoul è credibile come oggetto dell'amore di una ragazza. Ad un certo punto non c'entra più la bellezza: ma quello che provi per un uomo immaturo, fragile e che vorrebbe essere come gli altri, senza riuscirci. Alla fine non c'è più la bellezza. Resta solo l'uomo. La bellezza fine a se stessa può stancare...
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Quanto è complessa la commedia romantica, un genere più 'anglosassone'... Molto, ma abbiamo cercato di ottenerla attraverso la verità del racconto distillata nella vita di tutti i giorni: è stato un risultato importante ottenuto grazie all'avere riportato alla luce le grandi doti comiche di Raoul Bova. Scusa, ma ti chiamo amore è una commedia che basa il suo umorismo su circostanze credibili in cui tutti si possono riconoscere.
Lei si considera una sorta di guru per quello che riguarda l'amore, oppure, piuttosto, una sorta di punto di riferimento? Che senso ha parlare di amore, oggi, in un'epoca dominata dal cinismo? Io mi sento una piccola boa per segnalare qualcosa che, assolutamente, non deve andare perso. Avevo scritto il primo libro nel 1992 e parlava degli anni Ottanta. E' stata una necessità di questi anni Duemila quella di ripescare nel mio passato emozioni del genere. Mi sento onorato. Mi lusinga l'idea che Ponte Milvio, ricordato fino a ieri per la battaglia di Costantino, oggi, sia diventato il ponte degli innamorati con tanto di visita guidata. Penso sia giusto ridare spazio al romanticismo.