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    Carlo Verdone  di Marco Spagnoli       Le altre interviste


Il mio candore contro la volgarità

"Tra il 2006 e il 2007 sono giunte 1371 mail al mio Fan Club dove la richiesta o il suggerimento era sempre lo stesso: "Facci vedere ancora una volta i tuoi personaggi…". All'inizio non dico di esser rimasto sordo a questa valanga di richieste, ma certamente avevo un po' di perplessità. Non avevo mai pensato di tornare a fare questi caratteri e, a mio avviso, il pericolo maggiore era rappresentato dal combattere con il mio passato e l'allarme era quello di dover evitare assolutamente qualche patetismo nel trucco" spiega Carlo Verdone che con Grande, grosso e Verdone torna sul grande schermo con tre dei personaggi più amati.

"Mi sono così preso, come richiesto dal mio produttore Aurelio De Laurentiis, un mese di tempo per valutare l'opportunità di rimettere in pista tre dei miei più riusciti personaggi: il Candido di  Un sacco bello e Bianco, rosso e Verdone, l'asfissiante preciso e logorroico di Bianco, rosso e Verdone e Viaggi di Nozze e il 'volgarone' di Viaggi di Nozze. Ma rifarli tali e quali sarebbe stato un grande errore. Ecco allora che, con gli sceneggiatori Piero De Bernardi e Pasquale Plastino, abbiamo pensato di estrarre il "dna" di questi tre caratteri ed immaginare una naturale loro evoluzione negli anni. Quindi li ritroveremo sposati, con figli e con l'età precisa che mi appartiene. Un trucco efficace ma nuovo e direi anche sobrio."

Come è stato questo 'ritorno'?
Non è mai semplice rientrare in quei personaggi e nel loro spirito adattandoli con la maschera che ho io adesso. Rapportarli alla realtà di oggi non è stata una grande fatica, ma un divertimento e un piacere. La realtà di oggi non è più quella di quando ho incominciato alla fine degli anni Settanta a presentare questi caratteri. Oggi viviamo in un'era più 'cinica' dove tutti noi siamo più arrabbiati per tante cose e la commedia che è venuta fuori è assolutamente priva di buonismo. Grande, grosso e Verdone è una commedia 'cattiva'. Una qualità venuta fuori così e non certo pianificata in anticipo. E' un qualcosa che si respira nell'aria.  I tre film che compongono questa pellicola hanno un elemento comune dato dal candore contrapposto alla volgarità dei tempi che corrono.

Quale, tra questi personaggi, ha sentito come 'più vicino'?
Moreno, l'ultimo personaggio. E' quello più 'vero' che sembra un mostro e un aggressivo, mentre in realtà è il padre di una famiglia di poveracci che, nonostante i soldi, è schiantata dalla volgarità. Forse lui mi fa più tenerezza: è un padre inadeguato che non ha capito nulla ed è più infantile del figlio.

Grande, grosso e Verdone è anche una satira forte in cui lei si scaglia contro un certo tipo di politici...
Io vorrei che certi politici mantenessero un determinato rigore. Non è una critica alla politica, ma all'etica di una 'certa' politica. Vorrei che certi parlamentari mantenessero una certa disciplina. Come elettore e come cittadino non voglio più vedere certe scene come quelle del Senato dove la gente si picchia mangiando la mortadellla. Quelle situazioni sono di una volgarità tale da superare di gran lunga la mia famiglia di cafoni. La cafoneria non è solo quella dei coatti con il SUV, ma anche della gente in giacca e cravatta che si comporta così. In quella performance in cui il professore incontra il politico di notte sul viale delle prostitute ho voluto lanciare una frecciata contro quei personaggi che, invece, dovrebbero avere sempre un certo rigore. Come attore io stesso seguo un determinato rigore: certe cose non le posso fare. Devo andare a letto ad una certa ora e comportarmi in una certa maniera. Loro che sono più importanti di me, perché hanno le redini del paese sono obbligati a comportarsi in una certa maniera. In questo film ho voluto fare la mia critica di costume e sono pronto a rifarla, perché la volgarità di una certa politica mi indigna e io non la voglio più vedere. Certe cose non mi piacciono. Non mi va di sentire slogan che inneggiano 'al Papa, Padre Pio, all'essere tutti cattolici e in Piazza San Pietro', per, poi, improvvisamente, scoprire che dietro c'è tutta un'altra cosa. Bisogna essere coerenti: o stai da una parte oppure dall'altra.  

E' un film dai toni 'misantropi'?
Direi di no, perché io guardo sempre con affetto a tutti i miei personaggi. Tranne nel secondo episodio dove il professore incarna una nuvola nera e incombente di male destinata a non diradarsi mai. Quello è il Male indistruttibile. Del resto c'è, comunque, poco spazio per il buonismo. Questo è il periodo di libri come Gomorra e La Casta. Come si fa ad essere buoni? E' un film molto cinico, ma anche molto vero.


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Parliamo delle donne di Grande, grosso e Verdone: tutte bellissime, ma anche estremamente importanti per lo sviluppo delle storie e l'evoluzione dei personaggi...
In genere nei miei film il pianeta femminile emerge sempre con grande lustro. Amo le donne e amo l'universo femminile: mi trovo bene, mi diverto e rappresenta il mio partner ideale negli scontri e negli incontri. Sono stato felice di avere avuto vicino tutte queste attrici di grande talento e fascino. Quando trovo attrici che posso utilizzare per il mio cinema sono sempre pronto.  Dal talento di Geppy Cucciari al fascino di Eva Riccobono che interpreta una mia 'morte' a Venezia, se non meglio 'Morte a Taormina', dalla bellezza di Martina Pinto, Clizia Fornasier e al tono 'vecchia scuola' di Anna Maria Torniai sono molto contento di tutte le attrici che hanno lavorato con me in questo film. Ovviamente anche di Claudia Gerini con cui ci intendiamo al volo e con la quale si è sviluppato un feeling straordinario e con cui condividiamo lo stesso sguardo ironico.

Lei si dimostra per essere sempre un grande attore: c'è qualche giovane regista con cui lavorerebbe?
A Sanremo ho incontrato Paolo Sorrentino e gli ho detto: "Tu sei l'unico. Se volessi mai fare un Othello ambientato nei posti dove tu fai cinema, io sono pronto ad essere il tuo Iago." Devo dire di essere pronto anche ad affrontare un film anche solo come regista. Dopo trenta anni di carriera ho voglia di affrontare delle esperienze nuove.




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