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    Sergio Rubini  di Marco Spagnoli       Le altre interviste


Fuori dall'ombra

"Il tema di questo film è il doppio, l'ombra. Per raccontare la storia di Colpo d'occhio ho subito pensato al noir. La cornice del cinema di genere, infatti, mi permetteva di raccontare non solo una storia, ma uno stato d'animo, l'accrescersi di una febbre che portata al paradosso può spingere un uomo fino al delitto. Il rapporto di un uomo e la propria ombra si deve, del resto, consumare in una dimensione oscura."

Sergio Rubini racconta così il suo ultimo film da regista in cui interpreta anche un critico d'arte parte del complicato triangolo con una sua ex protetta e un artista emergente. Adrian (Riccardo Scamarcio) è, infatti, un giovane scultore di provincia desideroso di affermare il suo talento nel mondo dell'arte. Fin dalla sua prima esposizione nella Capitale, nell'ambito di una mostra collettiva di esordienti, la sua personalità balza agli occhi di Gloria (Vittoria Puccini), una giovane studiosa: tra i due nasce subito un'intesa e ben presto Gloria diventa per Adrian compagna, fonte ispiratrice delle sue opere, nonché agente.

Un altro critico, però, s'innamora, apparentemente, del lavoro di Adrian: si tratta di un intellettuale di fama internazionale che è stato  prima il tutore e poi l'amante di Gloria fino all'arrivo dello scultore. E le cose iniziano a prendere una piega estremamente ambigua. "Non è, però, un noir sanguinolento" continua il regista "perché volevo che questi personaggi si perdessero in ambienti ricchi e che all'abrutimento morale non ne corrispondesse uno del costume. Volevo che tutto rimanesse molto luccicante. E' un nero, ma un nero luccicante."

Perché ha scelto questa ambientazione nel mondo dell'arte?
Volevo fare un film su come il successo ci possa rovinare. L'ossessione per essere riconosciuto in un artista è più evidente che in altre persone, perché quella è la chiave del suo lavoro. Non volevo parlare del mondo dell'arte, né riflettere sull'arte contemporanea. Non sono autorizzato a farlo in quanto non la conosco. Ho fatto, così, un breve viaggio in un mondo a cui sono estraneo. Da ragazzo mio padre che era un capostazione - pittore dilettante innamorato degli impressionisti mi ha a lungo parcheggiato davanti a Van Gogh, Cézanne e gli altri. Per me il mondo dell'arte era solo uno scenario. Sono approdato all'arte contemporanea per strani percorsi. L'idea iniziale era di fare un film che raccontasse il conflitto tra un uomo maturo e un giovane, tra un intellettuale, un ragionatore, e un istintivo, e cosi sono finito a un critico e a un artista; ma sulle prime pensavo a un musicista. E' stato proprio Scamarcio che mi ha fatto cambiare idea: sua madre è una pittrice. Ma portare la pittura al cinema non è facile: si tratta di due superfici piatte - la tela, lo schermo. Cosi siamo passati alla tridimensionalità della scultura e, considerato che oggi lo scultore è una figura desueta, abbiamo costruito quell'artista e a tutto tondo cui l'arte contemporanea ci ha abituato.

Come ha coinvolto l'artista Gianni Dessì?
Conoscevo le sue opere, ma poi la fortuna ha voluto che fosse amico di uno dei due co-sceneggiatori Angelo Pasquini. Inizialmente avevamo pensato di coinvolgerlo nella fase di scrittura del film, poi, però lentamente abbiamo pensato che potesse essere proprio Gianni a realizzare le opere che si vedono nel film. Il rapporto con lui è diventato molto intenso e quasi 'problematico' perché io avevo già lo scenografo Luca Gobbi con cui dovevo rapportarmi. Io e Gianni siamo diventati amici in corso d'opera.

Un artista e un critico: c'è qualcosa di autobiografico?
Per formazione seguo molto la critica cinematografica. Mi interessa e la leggo con interesse. Credo che il confronto tra artista e critico sia difficile, ma necessario. La cosa più importante che deve nascere è nel rapporto che si stabilisce tra queste due figure 'presuntuose'. Il primo pensa di potere fare a meno del secondo. L'altro ritiene che senza il proprio punto di vista il valore dell'opera d'arte sia nullo. Sono figure che si attraggono e si respingono. Noi abbiamo lavorato su un tratto psicologico di personaggi in cui tutti potessero ritrovarsi.

Chi apprezza di più tra i due?
Nonostante i suoi difetti sicuramente l'artista per tutelare quello che di artistico c'è in noi. Esalto la sua sensibilità e la sua istintività in opposizione a quella razionalità che oggi ci ha reso tutti più consapevoli, ma anche tristi. Nonostante tutto quello che c'è di negativo in un artista la sua istintività è in grado di salvarlo, mentre la razionalità, purtroppo, non salva nessuno.  

Parliamo della scelta di Vittoria Puccini...
Avevo già lavorato con Vittoria e avevo già scoperto il suo nudo in Tutto l'amore che c'è. Vittoria è un'attrice molto solida che mantiene sempre una grande naturalezza. Con la sua bellezza fredda e composta e la sua aria da ragazza perbene, mi è sembrata poter incarnare a dovere il personaggio di una giovane e raffinata studiosa d'arte dalla personalità complessa e profonda - peraltro oggetto del desiderio di due uomini di età diverse. E' un'attrice il cui corpo ha qualcosa di rassicurante: ha un che di estetizzante che non mi inquieta e in lei non c'è nulla di volgare. Vittoria doveva essere una musa ispiratrice e, al tempo stesso, un oggetto d'arte. In passato credo di avere 'portato fortuna' a qualche attrice e credo di averlo fatto anche con Vittoria. Quando l'ho conosciuta non era certa di volere fare questo mestiere. Invece, poi, è diventata una star della televisione. All'inizio non ero certo di volere lei per questo ruolo, poi, però, progressivamente mi sono convinto che fosse l'unica in grado di interpretarlo per come era stato scritto.

Vittoria Puccini è bellissima come, in passato, anche altre attrici sono state più belle nei suoi film che in quelli di altri. Come se lo spiega?
Io non ho paura delle donne: non temendole non le giudico. Non le conosco e ne sono affascinato. Capisco che c'è un mistero in loro di cui, però, non ho paura. Se temi un'attrice non la sai fotografare e non la fai recitare in una certa maniera perché hai paura di lei. Io, invece, lo ripeto non temo le donne.

Cosa pensa di Riccardo Scamarcio?
E' l'attore più generoso che io conosca. Fa anche tanti 'casini', perché non sa parlare di sé: fa pause lunghe e, talora, si perde in dei veri guazzabugli. E' un grande lavoratore e molto disponibile. E' una persona spiritosa e allegra. Lui si è fidato molto di me e questo film l'ho fatto perché lo voleva lui. E' stato Scamarcio a corteggiarmi e a scegliermi. L'idea parte da lui. Non posso che dire bene di Riccardo, anche perché in scena si affida totalmente al regista.

Nel film si esplora il tema della tragedia...
Avendo fatto film in Puglia dove le storie diventano sempre immediatamente 'mito', sono convinto che la sfera della tragedia appartenga alla gente normale. Il dramma è più borghese, mentre la tragedia è un genere che ho affrontato per formazione e nascita. La dimensione tragica è tipica del tratto meridionale.


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Come ha lavorato con Pino Donaggio sulla colonna sonora?
Io ho già fatto due film con lui e, quando ho pensato a Colpo d'occhio, non ero certo che Pino Donaggio fosse giusto per scriverne la musica. Pensavo che il suo talento avrebbe portato la storia in un'altra direzione. Personalmente avrei prediletto una musica minimalista che è anche così legata al mondo dell'arte. Volevo fare qualcosa che fosse coerente con il mondo artistico che avrei esplorato. Pino con le sue grancasse non mi sembrava adatto. Lui, però, molto umilmente nonostante sia un maestro, mi ha detto che avrebbe fatto un provino. Il tema che lui ha scritto ci ha 'sedotto', ma al tempo stesso, ha fatto scatenare un po' di guai portando Colpo d'occhio verso un territorio che non mi piaceva. Il film si appesantiva e si incupiva. Abbiamo deciso di togliere a Pino Donaggio la musica d'azione. A lui abbiamo domandato di comporre uno score romantico, mentre a Pierluigi Ferrandini e a Ivan Iusco abbiamo affidato la parte d'azione di questo film. In pratica, ho 'distrutto' il povero Donaggio. Alla fine abbiamo utilizzato una musica più elettronica che fosse, in qualche maniera, rappresentativa dello stato d'animo di Scamarcio e che fosse anche fatta di suoni più legati alla contemporaneità.

Venendo al Rubini attore, nella sua interpretazione sembra esserci l'eco del grande attore degli sceneggiati Rai degli anni Settanta Corrado Gaipa...
Non ci ho pensato, ma se mi dici così mi fai un complimento, perché quello era un genio che è stato anche tra gli attori protagonisti del Padrino parte II.

Nonché la voce di Obi Wan Kenobi...
Non ci ho pensato, però, è una cosa che mi fa piacere. L'unico riferimento a cui ho pensato, ma già in fase di montaggio, è stato quanto ascoltando una battuta mi sono detto: "Pronuncio questa frase come l'avrebbe fatto Renzo Palmer..."






18-03-08

   
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