“Perché Iron Man? Perché è l’unico Superereoe abbastanza vecchio per me rimasto in circolazione che potevo interpretare. Beh, pensandoci bene c’è anche Thor, ma lui è un Dio svedese millenario. Forse, però, io non ho il physique du role per un Dio alto, biondo, con gli occhi azzurri e il capello lungo…” Scherza Robert Downey Jr. quando parla di Iron Man, il sorprendente e divertentissimo film ispirato al fumetto Marvel che l’attore ha interpretato per la regia di Jon Favreau insieme a Gwyneth Paltrow, Terrence Howard e Jeff Bridges.
Una pellicola prodotta direttamente dalla casa editrice fondata da Stan Lee insieme alla Universal, in cui Robert Downey Jr. ha distillato non solo il suo enorme talento di interprete, ma anche di autore.
Conosceva Iron Man prima di interpretare questa parte?
Come ragazzo cresciuto tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, ricordo i banconi dei negozi pieni di fumetti Marvel. Non l’ho mai letto, ma sapevo molto bene chi fosse. Ovviamente non ero in grado di prevedere che sarebbe diventato una parte così importante della mia vita professionale.
Come è arrivato a questo film?
E’ stato tutto molto “semplice”: mi hanno chiamato alla Marvel e tra un poster di Spider Man e uno degli X-Men io e il regista Jon Favreau ci siamo messi a parlare di quello che sarebbe potuto essere il nostro film e quale idea avevamo entrambi di questo personaggio. Mentre parlavamo io mi convincevo sempre più che sarebbe stato interessante per me fare un film del genere. Non che la produzione dovesse essere necessariamente d’accordo, ma nel parlare con il regista ci siamo trovati d’accordo su tantissimi punti e così abbiamo pensato alla prospettiva di lavorare insieme. Poi c’è stato lo screen test da cui sono uscito molto bene e, alla fine, dopo un impegno testardo del regista mi hanno chiamato.
Cosa la ha convinta?
Il fatto che mi trovavo davanti alla possibilità di interpretare un film interessante dal respiro molto ampio. In genere faccio degli ottimi lavori che, poi, finiscono per essere visti in tutto da diciotto persone in un cinema. Avevo davanti un ottimo progetto che, una volta tanto, poteva fare arrivare davanti al grande pubblico.
Eppure si dice che la sceneggiatura originale non fosse granché…
Era pessima: così ogni mattina ci mettevamo tutti insieme e dopo avere buttato il copione, lavoravamo sulla scena e sulle nostre battute. Io non volevo che il pubblico, ad un certo punto, spegnesse il cervello e si mettesse soltanto a seguire gli effetti visivi. Desideravamo che gli spettatori fossero divertiti ed interessati dalla commedia che stavamo proponendo loro e dalla storia che stavamo raccontando. Credo che il risultato finale del film sia dovuto alla qualità del lavoro e del rapporto che abbiamo stabilito insieme sul set. Da fuori uno potrebbe pensare che un film del genere possa evocare un atteggiamento bidimensionale anche da parte degli attori, mentre posso dire anche io di essermi completamente ricreduto. Abbiamo lavorato in maniera molto intensa e impegnata, sviluppando un forte legame tra tutti quanti noi attori e con il regista. Credo che, alla fine, tutto questo ‘si vede’. In particolare io e il regista Jon Favreau volevamo che il personaggio di Tony Stark vivesse una sorta di risveglio spirituale e di volontà di cambiare la propria vita.
Alcune tra le sequenze più divertenti riguardano la serie di dialoghi con i robot…
Nella sceneggiatura originale quei robot non facevano nulla. Noi abbiamo voluto dominare il problema, immaginando il rapporto con Tony Stark come quello che si può avere con due cuccioli. Da lì è nata l’idea della commedia legata a questi personaggi inventati lì per lì sul set. Un altro esempio di come abbiamo lavorato su questo progetto con amore e professionalità.
Come considera questo progetto?
Mi sono divertito molto e, rivedendolo, posso dire che si tratta di un lavoro molto significativo nella mia carriera. So che può sembrare un po’ strano utilizzare questo termine, ma credo che Iron Man rappresenti una pellicola importante per la mia carriera di attore.