Titolo originale id. Regia Alan Parker Sceneggiatura Alan Parker Oliver Stone Interpreti Madonna, Antonio Banderas, Jonathan Pryce Paese, Anno Usa,1996
La Trama
Ottobre 1952, Buenos Aires. Funerali di Eva Peron. Il popolo piange. Ventisei anni prima Eva Duarte è una bambina a cui è impedito di assistere ai funerali del padre perché figlia illegittima. Da quel momento decide di "arrampicarsi" e arrivare ai massimi gradini della scala sociale. Comincia legandosi al famoso cantante di tango Agustin Magaldi che lascerà una volta arrivata a Buenos Aires, dove inizia a condurre trasmissioni radiofoniche, a recitare e ad introdursi nel "demi monde" cittadino. Allo spettacolo voluto dall'ufficiale dell'esercito Juan Peron per i terremotati conosce il futuro presidente e marito. Ma la relazione tra quella donna di umili origini e l'uomo nuovo della politica argentina sarà sempre malvista dall'aristocrazia e dall'esercito. Ma Evita resterà fino all'ultimo fedele all'amore per il suo popolo.
Tango per sole voci Quando Madonna per la prima volta intona Don't cry for me Argentina dal balcone della Casa Rosada, in sala sono applausi a scena aperta. E' l'unico momento di commozione vera in Evita, perché l'"interattività" si fa reale - non più metaforica - e si assiste alla pratica del credo personale di Eva Peron: l'amore scambievole tra masse e potere.Ha ragione Elias Canetti, è un melodramma passionale questo musical apolitico di Alan Parker, in cui mancano Gardel e l'Argentina profonda dei gauchos, le esportazioni di carne, la pampa e la concorrenza spietata col mercato statunitense. Dunque anzitutto è un film finto, tranne che nell'assunto centrale, fondato su intuizioni già adombrate da Minnelli o Donen: il musical è la rappresentazione della morte. E' logico che il governo argentino abbia sponsorizzato una versione "doc" di Evita, quell'Eva Peron che sarà diretto dall'ex direttore della fotografia di Carlos Solanas, Juan Carlos Desanzo.
Aiutato nella sceneggiatura da Oliver Stone, che gli ha confezionato la cartina populista dei raccordi storici più significativi, quadri alla Pellizza da Volpedo in cui Banderas-Che marcia incontro alla storia e la musica echeggia quasi "Compagni dai campi", Parker sposta non solo la storia reale in un sogno ad occhi aperti della Eva Duarte miracolata dal potere, ma colloca il film in una zona cupa e funerea in cui il tango è ballato da zombi al ritmo pop di due o tre accordi troppo europei, i cortili e le case in cui Eva adolescente si muove somigliano alle scenografie di un "barbiere di Siviglia", Juan Peron diventa il difensore dei descamisados per intercessione della consorte, che mirava solo a prosperare in quel potere da lei stessa costruito e Buenos Aires diventa una patria yankee, paragonata alla Big Apple. Ce n'è abbastanza per far infuriare non solo l'ambasciatore argentino a Roma, ma anche l'intera opposizione al regime di Menem. Non è detto che un musical, quando parla di lutto, debba essere ambiguo.
L'offensiva del film consiste nel costruire almeno due cortocircuiti che violano ripetutamente la storia rappresentata retoricamente all'inizio, col funerale di stato per l'eroina-santa. Il primo è quando Evita si affaccia per la prima volta, dopo che Banderas ha appena detto che in politica, dunque al cinema, tutto è possibile, e Madonna si trucca da amore sconfinato per le folle. Il secondo, artefice Juan Peron, quando dice senza crederci troppo - siamo in una zona morta - di essere proprio lui il salvatore dell'Argentina con la platea sotto il balcone sempre più attonita e trionfante.Come antidoto bisognerebbe rivedere L'ora dei forni, mitico film documentario, ultraideologico (ma i materiali in bianco e nero sono autentici), realizzato nel '68 da Fernando Solanas e Octavio Getino sulla storia dell'Argentina e dell'America Latina, in cui si racconta l'intera vicenda politica di Peron, destituito e poi rieletto prima della definitiva catastrofe dei vari golpe militari.
Per il resto Evita si srotola lungo i binari previsti del ritratto memoriale di una donna che il corpo non aiutava e che sbagliò più di una volta, per esempio accrescendo il potere personale con i voti di Unione Democratica (forse anche per questo non è stata presa a modello dal movimento femminista).
Madonna è fin troppo seria, brava, costantemente in parte, ma piaceva di più quando non sapeva recitare. Banderas cade ostaggio del film: costretto a non mostrare il suo corpo "strepitoso" e ad impersonare un Che stantio e poco probabile, tranne quando balla nel largo e vuoto salone delle feste prima della morte di lei. Più di due anni di lavorazione, polemiche, rifiuti, interruzioni hanno contribuito a fare di Evita un caso, ma hanno anzitutto aiutato la tenitura del musical a Broadway e a tenere alti i nomi di Francis Lloyd Webber e Tim Rice, maghi del modernismo Kitsch (Jesus Christ Superstar, Cats, Il fantasma dell'opera). Anche Parker è costretto a indossare la maschera, vero leitmotiv del film, culminante nella scena finale-iniziale, in cui si dice che la salma rimarrà intatta per sempre. Lontanto da The Committments e Fuga di mezzanotte, imbarazzato in alcuni momenti di dover dirigere un film che non è Pink FloydThe Wall ma ne condivide l'impianto monotematico, il regista ha architettato i primi 50 minuti in dinamico movimento e gli ultimi 30 in caduta libera. Può succedere quando si prende in giro la storia.
Curiosità
Dal musical al film La sceneggiatura di Evita è tratta dall'omonimo musical di Andrew LloydWebber e dal romanzo e dai testi di Tim Rice. Il film è girato in Argentina, a Budapest e in Inghilterra.
Alan Parker ha ascoltato la prima volta il concept album Evita nel 1976 ed ha immediatamente suggerito ad Andrew Lloyd Webber e Tim Rice di trarne un adattamento cinematografico.L'album raggiunse i vertici delle classifiche in Gran Bretagna. Don't cry for me Argentina era cantata da Julie Covington, seguita dall'interpretazione di Another Suitcase in Another Hall di Barbara Dickinson.
Il musical debuttò al Prince Edward Theatre il 21 giugno 1978 e fu uno dei musical più visti a Londra, con 2900 repliche. L'edizione di Broadway ha conquistato sette premi Awards al termine della sua prima stagione a New York.
Jonathan Pryce (Juan Peron) ha interpretato, tra gli altri film, L'ambizione di James Penfield, Brazil, Americans, Carrington e L'età dell'innocenza.