Titolo originale The Patriot Regia Roland Emmerich Sceneggiatura Robert Rodat Interpreti Mel Gibson, Heath Ledger, Joely Richardson Durata 159' Paese, Anno Usa,2000 Produzione Dean Devlin
La Trama
Carolina del Sud 1776: Benjamin Martin, eroe del conflitto franco-indiano, ha rinunciato alla guerra per dedicarsi alla famiglia ed ai suoi sette figli. Mentre la guerra con l’Inghilterra sta per scoppiare, rimasto vedovo, si prende cura dei figli mentre ricordi ed orrori delle passate battaglie lo ossessionano. Gabriel, il figlio maggiore, decide di unirsi ai combattimenti, e Benjamin, contrario alle decisioni del figlio, non può fare a meno di condividere gli ideali dei ribelli. Un giorno gli inglesi, capeggiati dal colonnello Tavington uccidono uno dei suoi figli e Martin accetta di imbracciare le armi assieme al figlio e capeggiare una coraggiosa milizia contro le forze britanniche.
La solitudine dell'eroe Finalmente! Dopo aver diffamato e sbeffeggiato per venti anni, senza rimorsi, l’eroe tradizionale, da Soldato blu in poi, arricchendolo di ambiguità morale, incerta identità sessuale e schiacciandolo con traumi insuperabili, il cinema americano, questa estate, torna a rimodellarlo, riproponendo in Rules of engagement di William Friedkin e in U571 di Jonathan Mostow, il “valoroso” che crede negli illuminanti valori Dio, Patria e Famiglia. E’ inutile negarlo ma Benjamin Martin (americano), è gemello siamese del William Fallace (scozzese) di Braveheart e titolare inamovibile della rappresentativa dei “guerrieri” del resto del Mondo contro gli inglesi che lotta brandendo l’ascia di guerra. Il patriota è il ritorno alla classicità del cinema con personaggi da segnare sulla lavagna dei buoni e cattivi senza tentennamenti, riconciliandosi senza rossori, con la programmata prevedibilità del racconto storico. Più di trenta espliciti omaggi e tributi della coppia Emmerich-Devlin alla memoria ed all’inconscio cinematografico da Leone a Spielberg passando per Michael Mann de L’ultimo dei Mohicani, tutto rimasticato da autori che non progettano prototipi né osano letture revisioniste della Storia, ma conoscono a memoria, tutte le regole del grande spettacolo. Paesaggi fordiani, galeoni ricostruiti in digitale, musica enfatica ed una contagiosa dose di ironia unite al ritratto del nemico persecutore, raccontati semplificando ogni passaggio con la penna di Robert Rodat, autore della sceneggiatura di Salvate il soldato Ryan.
Se la debolezza dei films di azione e dei cartoni Disney degli ultimi anni è stata sempre l’inconsistenza di cattivi rappresentati o da russi monolitici o da terroristi Kamikaze e senz’anima, in Il patriota gli inglesi sono militari di razza ariana crudeli e senza pietà. Emmerich-Devlin giocano coi soldatini e smontano la macchina cinema, contaminando western e commedie, dissotterrando come Zagor il tomahawk e manipolando l’intrattenimento senza mai prendersi sul serio, tra conflitti generazionali padre-figlio e soffermandosi sulla solitudine dell’eroe, sulla compressione del dolore, filmando con enfasi la corsa di Mel, lungo la linea nemica con la bandiera stelle e strisce, orgogliosamente sbattuta dal vento. Il patriota usa l’enunciato “uomo ordinario in circostanze straordinarie”, mescolando coraggio e violenza con la forza di un proiettile di cannone che diventa palla da bowling tranciagambe, inquadrature planimetriche, accelerazioni nei primi piani di battaglia, e ripropone il dilemma eterno di resistere o morire risolvendolo con la granicità e la fierezza dell’eroe senza paura e coniugandolo alla seduzione del racconto epico.