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    I vestiti nuovi dell'imperatore    
 
Titolo originale The Emperor's New Clothes
Regia Alan Taylor
Sceneggiatura Alan Taylor, Kevin Molony, Herbie Wave
Interpreti Ian Holm, Iben Hjejle, Tim McInnerny, Tom Watson
Durata 105'
Montaggio Masahiro Hirakubo
Musiche Rachel M. Portman
Fotografia Alessio Gelsini Torresi
Paese, Anno Gran Bretagna ,2001
Distribuzione Mikado

  La Trama
 Da sei anni Napoleone Bonaparte è relegato nell’isola di Sant’Elena. I sogni di gloria sembrano essere definitivamente svaniti, là, in mezzo all’Atlantico. Ma i suoi fedelissimi hanno escogitato un piano: lo faranno sostituire da un sosia el’imperatore tornerà a regnare in Francia. Il piano sembra facile, ma gli imprevisti non mancano e costringeranno Napoleone a confrontarsi con un nuovo destino.
  Extra
 Sponsor
 
  Recensione
La doppia vita di Napoleone
E se gli inglesi avessero sconfitto gli americani durante la guerra di indipendenza? E se Hitler avesse vinto la guerra? E se... La storia non si fa con i se, questo è un fatto risaputo, ma è altrettanto risaputo che è divertente immaginare ciò che avrebbe potuto essere. Quante volte Napoleone può aver immaginato cosa sarebbe successo se a Waterloo non fosse andata in quel modo? E sicuramente tante volte avrà pensato di riuscire ad evadere anche da quell’angusto scoglio in mezzo all’Atlantico dove gli odiati inglesi lo avevano relegato. Ed è proprio qui che lo troviamo in questo delizioso film di Alan Taylor, non nuovo alla delicata ironia, vedi Palookaville (a produrre è Uberto Pasolini, l’uomo di Full Monty), un uomo tutt’altro che vinto, alla ricerca di quella gloria e di quel potere che gli sono stati tolti ma di cui non è affatto pago, che accetta con impeto lo stratagemma che lo libera da quell’odiato esilio e lo riporta là dove il suo cuore batte, a Parigi.

Lo scambio di persona con un umile mozzo avviene in un clima alla Johnny Stecchino con Napoleone che, senza accento siciliano, naturalmente, osserva il suo esatto riflesso e, deluso, afferma “Non mi somiglia per niente”. Da qui assistiamo alla trasformazione di due personalità: il mozzo si gode appieno la sua vita da imperatore, immedesimandosi fin troppo nei panni di colui che aveva sognato di conquistare il mondo intero. Napoleone, invece, affronta con determinazione l’umile identità toccatagli in sorte, sicuro della vittoria finale. I vestiti nuovi sono quelli della normalità, e con il piglio del comandante sostiene una campagna di conquista ben diversa da quelle a cui era abituato: non più terre e genti lontane, ma una vita semplice e dignitosa, guadagnata con strategie di mercato degne dello stratega più eccellente.

Può un imperatore adattarsi a una vita simile? Forse sì, non solo perché costretto dagli eventi tragicomici che lo investono, ma anche perché, nel momento della caduta, sono pochi gli affetti e i valori a cui un uomo arrivato tanto in alto può aggrapparsi. E forse è proprio da una seconda vita così diversa che può arrivare quella serenità che nessuna guerra di conquista ha potuto portare e l’uomo qualunque può prendersi la rivincita sull’eletto. Un film che si lascia vedere con leggerezza, venato di ironia e malinconia, con momenti irresistibili, come la visita di Napoleone a una Waterloo che, dopo pochi anni, è già un centro di vendita di souvenir che lui stesso stenta a riconoscere, portato in giro da una guida che gli mostra cose che neanche lui ha mai vissuto. Merito anche di Ian Holm, uno dei massimi attori inglesi contemporanei, che, nel doppio ruolo dell’imperatore e del mozzo, si lascia andare ad una prova davvero ammirevole e trascinante. Al suo fianco non sfigura la graziosa Iben Hjejle, già vista in Mifune.

  03/02/2003
   
 
 
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