Titolo originale Monster's Ball Regia Marc Forster Sceneggiatura Milo Addica, Will Rokos Interpreti Billy Bob Thornton, Halle Berry, Peter Boyle, Heath Ledgerd Durata 111' Fotografia Roberto Schaefer Paese, Anno Usa,2001
La Trama
Georgia: l’agente di custodia Hank Grotowski e suo figlio Sonny vengono incaricati dell’esecuzione di un detenuto di colore. Poco dopo, nel corso di un litigio, Sonny si toglie la vita, provocando la crisi di coscienza di Hank che lascia il lavoro ed acquista una stazione di servizio. Casualmente incontra Leticia, moglie del detenuto giustiziato che, però, ignora il ruolo svolto da Hank. Questi finisce per innamorarsene, ma la vita gli riserva nuove terribili prove.
L'ostinazione della speranza Pregiudizi razziali, drammi familiari, odi a lungo sopiti, solitudine, disperazione e morte: la Georgia di Monster’s Ball si trova alla stessa latitudine di Tennessee Williams. L’intensa pellicola dell’abile esordiente Marc Forster si situa sull’incrocio polveroso tra melodramma ed apologo morale, riuscendo a trovare un magico equilibrio. E’ la morte l’assoluta protagonista, intesa come fine e come palingenesi, termine ultimo e rinascita: è la vita (nuova) che sorge dalla disperazione, l’amore che nasce dal rancore, la speranza dalla disperazione.
L’accumularsi quasi intollerabile di dolore e solitudine dell’inizio conduce all’ineluttabile incontro di due anime perdute. Da una parte il tetragono secondino, prodotto avariato di generazioni di “white trash”, cui la dimestichezza professionale con la morte, vissuta come rigido rituale, pura forma, ha provocato una sorta di atarassia dei sentimenti, di oblìo emozionale. Dall’altra la donna disillusa, perduta, emarginata perché povera, nera e vedova di un condannato a morte: una combinazione imperdonabile nel profondo sud degli Stati Uniti. Ed è di nuovo la morte a spingerli l’uno verso l’altra, a risvegliarne i desideri e le passioni assopite, fino alla liberatoria esplosione di una sessualità feroce e disperata, esplicita e struggente.
Ma il sesso ha due facce, dapprima quella meccanica e funerea della disperazione mercenaria, eppoi quella dei due protagonisti che riscoprono fisicamente se stessi, percepiscono di nuovo la propria esistenza al di là del dolore, intravvedono una remota speranza di riscatto.
Forster, limitandosi abilmente ad una direzione corretta, realizza una grande opera prima, senza guizzi né sbavature, affidandosi all’ottima fotografia “sporca” di Roberto Schaefer, e, soprattutto, restando con l’obiettivo incollato sui volti ed i corpi degli straordinari protagonisti.
Grande sorpresa la prova di Halle Berry, una lunga gavetta di ruoli di secondo piano, qui intensa e commovente, sensualissima suo malgrado, aggressiva ed indifesa, una perdente in attesa di un’impossibile rivincita. Gigantesco, come sempre, Billy Bob Thornton (scandalosamente ignorato dall’Academy Award anche per lo splendido L’uomo che non c'era), degno erede dei grandi attori del passato, cui basta uno sguardo fuggevole, un lieve tremore del volto per trasmettere la disperazione di un’esistenza inutile, per rivelare un’intero inferno di rancori e rimorsi e, al contempo, un accenno di sorriso per creare il miraggio di una possibilità, l’ostinazione della speranza. Straordinario in questo senso il finale, in cui si scioglie, in modo tanto semplice quanto inatteso, il nodo di dolore abilmente stretto nel corso del racconto.