Titolo originale Id. Regia David Fincher Sceneggiatura David Koepp Interpreti Jodie Foster, Kristen Stewart, Forest Whitaker, Jared Leto Durata 121' Montaggio James Haygood, Angus Wall Musiche Howard Leslie Shore Fotografia Darius Khondji, Conrad W. Hall Paese, Anno Usa,2002 Produzione Ceán Chaffin, Judy Hofflund, David Koepp, Gavin Polone Distribuzione Columbia Tristar
La Trama
Meg Altman, madre della giovane Sarah, ha appena divorziato dal marito fedifrago, magnate dell’industria farmaceutica, che acconsente ad acquistarle un lussuoso appartamento a Manhattan. Il precedente proprietario, un anziano milardario, vi aveva fatto costruire una panic-room, sorta di camera blindata da cui, per mezzo di un sistema di telecamere, è possibile controllare il resto della casa. Proprio in questa stanza si rifugiano Meg e Sarah quando tre malintenzionati penetrano nottetempo in casa.
Thriller da camera (anzi, da loft) E’ un “thriller da camera” l’ultima opera del talentuoso David Fincher, che in Panic Room riprende, condensa e costringe negli spazi tortuosi di un vecchio e signorile appartamento i modi e le visioni dei suoi film precedenti. La vulnerabilità unita alla feroce determinazione femminile della Ripley di Alien 3, la cupa ineluttabilità della morte di Seven, l’utilizzo spregiudicato delle convenzioni cinematografiche “di genere” di The Game, le trappole psicologiche e le raffinatezze formali di Fight Club. Fincher scompone, seziona il thriller, ne scorpora l’azione e la congela in un’immobilità carica di attesa angosciosa, la imprigiona dapprima nella mente dei protagonisti, poi tra le mura di calcestruzzo della panic room: il rifugio si trasforma in trappola, la sicurezza diviene terrore, la ricchezza rivela il suo volto di grottesco, pericoloso orpello. Panic Room affonda il bisturi della paura nella cieca fede nelle virtù taumaturgiche del denaro, cura per il corpo e per la mente, capace di comprare una vendicativa serenità per una donna tradita ed abbandonata. Agenti immobiliari, pomposi cialtroni moralmente ripugnanti quanto i topi d’appartamento, decantano i pregi, il prestigio e l’esclusività dell’“immobile d’élite”, porto riparato dai violenti marosi del mondo esterno, torre d’avorio in cui leccarsi le ferite inflitte da un marito banale, da un amore scaduto.
Ma Fincher sa come insinuare l’angoscia, come incrinare le certezze: fa della casa stessa, degli ampi saloni, dei tortuosi corridoi, delle labirintiche anticamere, dei vertiginosi ballatoi, i veri protagonisti della pellicola, segue i burattini del suo teatrino crudele attraverso le mura e le porte, ne mette a nudo i nervi come cavi elettrici scoperti, ne svela le paure come intonaci scrostati, fino a costringerli tra le opprimenti mura di un tranello da paranoici. Elegante ed omogeneo, Panic Room gioca con le regole e le convenzioni cinematografiche, amandole e tradendole, mentre lo sguardo maniacale delle telecamere/macchina da presa incombe sul volto teso ed intenso di Jodie Foster, straordinaria donna sconfitta e madre sottovalutata che ritrova se stessa, scopre in sè una forza insospettabile nel confronto con l’ignoto: uscire dalla stanza/fortezza significa affrontare la realtà, l’esterno, l’altro, in un duello in cui denaro, cultura e status sociale lasciano il campo all’istinto di sopravvivenza ed alla furia materna. Pellicola particolarmente consigliata agli amanti di “loft” ed “open space”.