Titolo originale Id. Regia Michael Moore Sceneggiatura Michael Moore Interpreti Michael Moore Durata 120' Montaggio Kurt Engfehr Musiche Jeff Gibbs Fotografia Brian Danitz, Michael McDonough Paese, Anno Usa,2002 Produzione Wolfram Tichy
La Trama
Il film indaga la psicosi della violenza e della paura in America, paese dal più grande numero di morti di morte violenta e dall'alto tasso di armi da fuoco più alto del numero di elettori e televisioni.
Stato di esercitazione permanente Con la precisione statistica e s scientifica dello studioso e del sociologo, Michael Moore, dopo aver denunciato per anni speculazioni e licenziamenti dell’ex presidente della General Motors Roger Smith che ha smantellato la fabbrica di Flint mandando a casa tutto il personale, stavolta sposta il “mirino” sugli effetti sociali dopo il massacro alla scuola di Columbine in cui i due ragazzi dell’impermeabile nero massacrarono studenti e professori. Ai più distratti il film potrà sembrare un documentario di denuncia sul consumo e l’abuso delle armi e sugli effetti demoniaci del rock di Marylin Manson, le accuse ai serials televisivi, inserti bianco e nero, inviti all’arruolamento nell’esercito e vecchi superotto sgranati in cui le famiglie festeggiano felici dopo l’acquisto della prima pistola. Nella sua comica ed agghiacciante drammaticità è invece un western con i buoni ed i cattivi, una sfida alle multinazionali dell’offesa in nome dei più deboli.
A Michael , ciccione idealista, è sempre piaciuto il ruolo dell’eroe solitario, dello sceriffo, senza stella di latta, ignorato e dileggiato da tutti, sornione, ma capace di imporre il suo punto di vista sulla mostruosa normalità americana e sulla paura ed aggressività che finiscono per condizionare ogni comportamento, generando così uno stato di esercitazione militare permanente. Bowling for Colombine, premio speciale a Cannes 2002, va oltre i pregiudizi, ha un ritmo avvincente, anche se gli avrebbe giovato qualche piccolo taglio, resta apparentemente sgangherato nella ricerca ossessiva di una verità, sempre condizionata dal potere dei media che bombardano e manipolano il controllo sociale, controllando ogni illusione di libertà con i bollettini dei crimini e gli inevitabili sospetti per i delitti sui cittadini afroamericani. La ferocia e la dissacrazione di Moore scartano le stantie teorie psicanalitiche del fucile come estensione del pene, e si limitano a filmare, senza bisogno di alterazioni, la cultura yankee dell’impiego ideologico della forza, l’orgoglio colonialista con un cinema che resta appassionata ed acritica denuncia morale, riflesso di psicosi collettive contro idee non conformi.Bowling for Colombine, più allucinante di un thriller sanguinolento, è costruito frammentariamente a tesi, contro il potere criminale delle lobbies che hanno scritto la loro versione sulla conquista del nuovo mondo e procreando assassini senza emozioni, figli legittimi delle società violente e della libera interpretazione del Secondo Emendamento della Costituzione. Satirico e sarcastico nell’enunciazione del postulato perfetto e sulla diretta connessione tra palla-birilli, pallottole e massacri, è un documento sulle contraddizioni grottesche che regolano la vita delle persone modello, che riempiono i carrelli nei supermercati, ma uccidono senza rendersene conto, soggiogati dalla paura e dal terrore. E’ una esplorazione dentro gli istinti e le incoscienze in cui è sempre la mistificazione delle opinioni a rassicurare, l’idea commerciale della difesa personale a confortare il panico dell’insicurezza. Nell’inchiesta nel paese del grilletto facile, Moore racconta il dolore delle vittime e la forza dei centri commerciali che con le offerte promozionali continuano ad armare i fanti dell’esercito della suburbia con mitragliette, tute mimetiche ed allarmi tecnologici per rinchiuderli in domestici bunker insonorizzati.