Il lupo è chi ti prende quando entri nel bosco, l’altro che è facile accusare delle proprie paure. È l’imprevisto, il non detto che può cambiare una vita, ed è quindi anche l’amore. L’amore di un padre per una figlia che all’inizio non era sua. Quello di una madre che la figlia non l’ha mai voluta vedere. E anche quello tra un uomo e una donna. Tu devi essere il lupo è un film tenue, che racconta sentimenti imprevisti e fatali, insegue e ferma un tempo come nelle tante fotografie scattate dal protagonista.
Per essere un’opera prima eccelle in maturità, e infatti Vittorio Moroni ha già firmato parecchi documentari, ha ricevuto il premio Sacher per un suo cortometraggio e ben due premi Solinas nel 1998 e nel 2003. Ben curato quindi il film, dalla definizione dei personaggi, alla scelta d’ambientarlo in parte a Sondrio, terra d’origine del regista, e in parte a Lisbona. Decisione che arricchisce la pellicola di un altro mondo e di un palcoscenico di marionette lusitane, sottraendola in parte alla disapprovazione di alcuni critici per un certo cinema intimista italiano.
Naturale infine che tutti gli autori ci tenessero davvero a portare il loro film in sala, impresa per cui ci son voluti quasi due anni e alcuni stratagemmi. Come capita purtroppo ogni anno a molte altre opere Tu devi essere il lupo era stato realizzato con il contributo del ministero per i beni e le attività culturali ma si è poi trovato abbandonato a se stesso sul fronte della distribuzione. E come spesso in questi casi il film ha cercato di farsi notare attraverso i festival. Ottenendo consensi ad Annecy e Villerupt, ed aggiudicandosi ad Ajaccio un premio speciale e quello di miglior attrice per la giovane Valentina Merizzi, riconoscimento bissato anche al Festival del cinema europeo di Lecce.
Ma i distributori italiani non se la sono sentiti di rischiare, anche alla fine di una stagione cinematografica che si è voluto giustamente allungare lanciando a maggio kolossal come l’ultimo Star Wars e Le crociate. Ma com’è potuto allora accadere che Tu devi essere il lupo nelle sale ci sia arrivato, e nella prima settimana abbia raggiunto il secondo posto nella classifica della media di spettatori per sala proprio dopo il film di Ridley Scott? Semplice: il regista Vittorio Moroni, l’attrice Valentina Carnelutti, il cosceneggiatore Alessandro Lombardo e l’assistente alla regia Marco Piccarreda hanno riunito le loro forze per fondare l’associazione “Myself”. Poi hanno iniziato a vendere nelle principali città italiane migliaia di coupon a cinque euro l’uno che avrebbero dato diritto a un biglietto per vedere il film in sala.
Una sorta di anticipo, richiesto allo spettatore. Messa insieme una certa cifra e ottenuto così il sostegno della Pablo di Gianluca Arcopinto, il film è riuscito a uscire in otto copie, a Roma, Milano, Torino, Lecce, Padova, Firenze, Sondrio e Morbegno, dov’è stato girato. Certo, La vendetta dei Sith uscirà contemporaneamente in quaranta paesi con ventiduemila copie, ma la sfida di Moroni e dei suoi compagni ci pare pienamente vinta. Ora tocca a tante altre opere ferme e a chissà quanti progetti ancora sulla carta. Come Il vangelo secondo Precario che verrà realizzato dando voce ai precari di tutt’Italia solo se raccoglierà sufficienti sottoscrizioni sul suo sito internet. E pare proprio che ci stia riuscendo.