Gli amanti del West
Aveva appena finito di girare La Tigre e il Dragone quando Ang Lee lesse per la prima volta il racconto di Annie Proulx e ne rimase folgorato. Si portò dentro questa storia a lungo prima di decidersi a raccontarla in un film, cercando di rimanere il più possibile fedele al testo originale per raccontare una storia d’amore che fosse anche epica e rispecchiasse l’atmosfera di un’epoca. Nel selvaggio West degli anni Sessanta una relazione tra due uomini poteva anche sfociare in una vera e propria “esecuzione” e per due ragazzi cresciuti da padri con il mito del macho, un amore “diverso” non poteva che essere una prova durissima.
Eppure, in un’estate fatale, nella magnifica solitudine delle montagne, la vita di Ennis e Jack era destinata a cambiare per sempre. Quello che nasce, sulle prime, come un istinto quasi animalesco di possesso fisico che, almeno Ennis cerca di negare anche a se stesso, si trasforma, invece, in qualcosa di più grande, di forte e di unico, come solo l’amore può essere. Ang Lee, davvero con le sue migliori intenzioni, porta sullo schermo tutto il dramma di un sentimento che non può essere rivelato e il profondo sgomento che scaturisce dall’animo dei due alle prese con la scelta più difficile: tra la vita che si vuole e quella che si deve.
Tra incontri clandestini ed esistenze di facciata, Ennis e Jack vanno incontro al loro inevitabile futuro con il destino già segnato; il primo come un randagio tra i ranch dopo aver lasciato moglie e figlie e il secondo da intruso in un mondo di ricchi e cafoni. In un arco di tempo che abbraccia circa 20 anni, Ang Lee scruta nelle vite dei due amanti e lo fa con il rispetto e la sobrietà di chi attinge da un testo la cui forza narrativa è certamente superiore alla sua versione filmica.
Heath Ledger e Jake Gyllenhall superano benissimo una prova recitativa certamente ardua infondendo umanità e dramma ai loro personaggi ma, nonostante questo, il film risente di una sceneggiatura prolissa, disseminata di inutili ridondanze che potevano essere evitate. Ma ciò che latita maggiormente è proprio l’emozione, quella scintilla che fa di una sequenza di parole un dialogo e di uno sguardo una freccia di intensità. Il tutto scivola via senza clamore, confondendosi con la quiete da cartolina del paesaggio di Brokeback Mountain e come una cartolina si legge e si archivia, semplicemente, senza la pretesa di trasformarsi in ricordo.