L’italietta berlusconiana
La conclusione de Il caimano è cupa e raggelante. Processato e condannato, il Presidente del Consiglio lascia il Tribunale lanciando un preoccupante sguardo di sfida al Pubblico Ministero. I giudici sono poi accolti fuori dal Palazzo di Giustizia da fischi, urla e bottiglie molotov. E’ una scena angosciante che riassume in un breve ed emblematico passaggio i risultati di una politica populistica che sembra aver inquinato l’intera società italiana. Si tratta della tragica “italietta berlusconiana”, come la definisce uno dei personaggi de Il caimano, un’italietta fondamentalmente qualunquista che cade sempre più nel ridicolo, nel baratro della meschinità umana e politica.
Chiude con profonda disillusione questo ultimo lungometraggio di Nanni Moretti, dopo centododici minuti che rappresentano una sorta di tortuoso intreccio nel quale, oltre alla figura di Berlusconi, emerge la condizione di una cinematografia italiana distrutta culturalmente anche grazie alla scriteriata esaltazione del trash anni settanta-ottanta, fenomeno di scarso rilievo ormai diventato di culto, ma che in verità esprimeva una povertà di idee veramente imbarazzante.
E Il caimano è un film dove si parla in continuazione di cinema, di progetti, di opere impossibili, di lungometraggi che si possono e si devono fare. Sullo sfondo si intravede (bene) il sistema: il controllo produttivo delle televisioni, la difficoltà di trovare soldi, il cinismo di bassa lega di certi “divi” del palcoscenico e del grande schermo che si muovono nel loro ambiente con arroganza e furbizia.
Bruno, produttore sfortunato che cerca disperatamente di far partire un film in costume su Cristoforo Colombo, si trova a dover combattere una doppia battaglia: quella professionale e quella personale. Alla fine non riuscirà a fare la pellicola su Colombo e troverà modo di girare sola la parte conclusiva del film su Berlusconi. Nel frattempo la sua vita privata andrà in frantumi. Su questo doppio percorso si snoda la vicenda di un personaggio paradigmatico, di una persona per bene che “ha votato per Berlusconi” ma che ora tenta disperatamente di produrre una pellicola sul fondatore di Forza Italia per cercare di rimettere in sesto la sua situazione.
Il caimano è un’opera stratificata e articolata, basata su un groviglio contenutistico e su un’evidente sovrapposizione di livelli narrativi che però non generano confusione. Nonostante ci sia un’alternanza continua e non proprio armoniosa di registri espressivi, nonostante ci sia il tema del cinema nel cinema, e siano presenti analisi politiche e approfondimenti umani, Moretti è riuscito a dipingere una quadro chiaro e oggettivo della condizione del nostro paese. La storia di Bruno e della sua sofferenza è un’allegoria dell’Italia degli ultimi venticinque anni, è la rappresentazione della sconfitta di tutte quelle persone moderate che ci “hanno creduto”.
Pur essendo un film dal respiro fortemente politico e apertamente contro Berlusconi, Il caimano non è però solo un banale e ideologico atto di accusa contro il “berlusconismo”; è una riflessione amara e pessimistica su un paese che ha creduto di trovare un’identità illudendosi di risolvere i problemi con un centro commerciale in più oppure abbandonandosi all’ondeggiare dei fondoschiena delle veline di turno.
Nel Caimano si ride molto anche grazie alla straordinaria performance di Silvio Orlando, nei panni del produttore “sfigato” e triste, e a una punta di grottesco che praticamente condisce ogni scena. Si tratta però forse del titolo più tragico di Nanni Moretti, un lavoro che non sembra lasciare (o prevedere) delle vie di uscita. Alla fine Moretti-Berlusconi, dopo aver illustrato la “tristezza della sinistra”, viaggia all’interno della sua macchina blindata super-scortata verso un destino che non vediamo ma che certamente non riguarderà solo lui, ma l’intera Italia.
La regia di Nanni Moretti è come al solito pulita, antispettacolare, solida e in grado di porre lo spettatore nelle condizioni di entrare nel vivo del film in una sorta di progressione del senso. Ogni inquadratura, nella sua limpida lettura, è utile allo sviluppo del racconto. Interessanti taluni tocchi visionari che si palesano improvvisamente. La parte iniziale, tutta incentrata sulla ricostruzione del cinema “trash-poliziottesco”, è spiazzante e produce un effetto di straniamento che si esaurisce solo quando il film si concentra sulla figura di Bruno-Silvio Orlando, il quale dovrà portare a termine con l’aiuto della regista esordiente Teresa e tra mille difficoltà il lungometraggio sulla figura di Berlusconi.
Da notare come Il caimano, oltre alla presenza di Silvio Orlando, Jasmine Trinca, Margherita Buy, e lo stesso Nanni Moretti preveda un cast elaborato come un mosaico di piccole partecipazioni, tutte perfette: Giuliano Montaldo, Michele Placido, Valerio Mastandrea, Toni Bertorelli, Anna Bonaiuto, Stefano Rulli, Paolo Sorrentino, Carlo Mazzacurati, Renato De Maria, Cecilia Dazzi, Jerzy Stuhr.