Italia, oggi
Francesca Comencini sembra particolarmente concentrata sulla realtà sociale del nostro paese. La sua propensione, però, non si concretizza semplicemente in un “cinema civile” ma in una sorta di analisi della psicologia collettiva di un popolo, quello italiano appunto. In Mi piace lavorare il suo sguardo era rivolto al mondo del lavoro, e all’interno di questo macrocosmo la cineasta aveva scelto di raccontare la vicenda di una singola persona travolta dal mobbing (problema gigantesco di cui pochissimo si parla).
Con A casa nostra, la regista si è spinta oltre, tentando uno studio complesso di quello che potrebbe essere definito il “sistema” di vita italiano. All’interno di questo schema concettuale ha però operato delle scelte precise, evidenziando dei settori sociali, diversi, che geneticamente non possono che combattersi. Da una parte i faccendieri ricchi, i banchieri poco puliti e i politici rampanti, dall’altra la gente normale, con i loro lavori normali e le loro case normali.
Francesca Comencini mette dunque in scena una sorta di scontro di classe, che mostra lo strapotere, sostenuto dai soldi e dall’arroganza, di un ceto fatto di funzionari, industriali, finanzieri e politicanti nei confronti dei cittadini che lavorano duramente per tirare avanti e arrivare alla fine del mese. E la sua sembra essere una visione politica che risulta molto difficile da non condividere. Il problema centrale di A casa nostra è il modo in cui questa materia contenutistica viene trattata.
La struttura del film è corale e a incastro. All’inizio i personaggi sembrano totalmente distaccati ed estranei l’uno all’altro. Man mano che si procede verso la fine tutti convergono verso una conclusione che fa emergere un affresco globale del nostro paese. Niente di più banale e già visto nella produzione cinematografica degli ultimi anni. L’aria che si respira è un po’ quella altmaniana di America oggi, ma la sostanza delle singole vicende, ovviamente, non è così sconvolgente.
Alcuni ritratti umani sono interessanti, altri invece incredibilmente prevedibili, così A casa nostra procede con alti e bassi palesi e con un respiro non proprio fluido, anche grazie alla poca efficacia di alcuni interpreti. A nostro avviso forniscono una buona prestazione Luca Zingaretti, Valeria Golino, Giuseppe Battiston e Teco Celio, attori che riescono a creare una griglia di personaggi in grado di sorreggere l’intero film. Da notare, un’interessante evoluzione visuale/formale nel cinema di Francesca Comencini, probabilmente anche a causa del sostegno di Luca Bigazzi, autore della fotografia.