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Titolo originale I’m Not There
Regia Todd Haynes
Sceneggiatura Todd Haynes, Oren Moverman
Interpreti Cate Blanchett, Heath Ledger, Christian Bale, Richard Gere
Durata 135 min.
Montaggio Jay Rabinowitz
Musiche Randall Pster, Jim Dunbar
Scenografia Jan Roelfs
Fotografia Ed Lachman
Paese, Anno USA 2007
Produzione Christine Vachon, James D.Stern, John Sloss, John Goldwyn
Distribuzione BIM

  La Trama
 

Le vite di sei personaggi, liberamente ispirati alla vita e alle canzoni di Bob Dylan, si sviluppano separatamente e si intrecciano in differenti modi. Ciascuno di loro riflette una sfaccettatura e una metamorfosi del grande cantante.

  Extra
 Sponsor
 
  Recensione

Labirinto di alter-ego

Il gioco dei rimandi inizia già dal titolo, io non sono qui, che si rifà non soltanto al brano inedito tratto dalle Basement Tapes Session, registrate a Woodstock con The Band nel 1967 (mentre Bob Dylan era in ospedale dopo un incidente in moto) ma anche ad un verso di Rimbaud: “Io è qualcun altro…”.

Un susseguirsi di incastri di identità in cui la personalità – musicale e privata – di Dylan si suddivide in una serie di multipli che godono di vita – e stile – proprio incontrandosi idealmente tra le note delle canzoni e spezzoni di vita. Viaggiando su e giù per l’America tra la fine degli anni 60 e tutti i 70, Todd Haynes si cimenta con un biopic affatto tradizionale quanto piuttosto con una narrazione “pop dadaista” che mescola gli eventi privati del cantante con i testi delle sue canzoni, impastando sogni e ispirazioni di una delle figure più affascinanti della scena musicale contemporanea.

Anni di studio e di preparazione precedono questo film e Haynes, che durante la lavorazione del film non ha mai incontrato né parlato con Dylan, ha voluto realizzare un approccio al personaggio che non seguisse la linearità di un racconto biografico ma che focalizzasse, fino a cristallizzarli, istanti vitali ed artistici, affidando a ciascuno di loro un ruolo interpretato da un attore/attrice diverso/a. Troviamo Woody, il ragazzino nero che si fa chiamare Woody Guthrie come il cantautore folk; Jack Rollins/Christian Bale, folksinger di successo che si ricicla come pastore evangelista; Robbie/Heat Ledger, attore playboy che conosce fama e gloria nel momento in cui l’America fa i conti con il Vietnam; Jude/Cate Blanchett, l’androgina rockstar tacciata di “tradimento” dopo aver abbandonato il folk per il rock e infine Arthur Rimbaud, il poeta simbolista francese e Billy The Kid, due figure-feticcio nelle suggestioni dylaniane.

Narrate ciascuna con uno stile differenti, le storie di questi personaggi si intrecciano in una dimensione spazio-temporale a sé, in cui i testi delle canzoni si convertono in parole e il materiale biografico si sublima in una sorta di racconto ideale del quale ai più sfugge la comprensione. Ciò che Haynes voleva realizzare era, per sua stessa ammissione, una “storia creativa” che comprendesse non solo l’esistenza di Dylan ma anche le parole, la scrittura, i film e il momento storico dai quali traeva ispirazione.

Tuttavia, nonostante la buona fede dell’intenzione (e dell’ambizione), il regista procede per un gioco di incastri che si fa, via via, sempre più confuso smarrendo il filo narrativo, per quanto non-tradizionale, e avvolgendolo in un caos visivo/visionario in cui la vita del cantante appare solo un pretesto per realizzare un’opera-altra in cui mescolare in libertà, e non senza presunzione, le attitudini registiche.

Pur avvalendosi di un cast di grande prestigio, Haynes fallisce alla prova-Blanchett; l’attrice, infatti, pur rivelandosi all’altezza del ruolo per la sensibilità interpretativa che la contraddistingue, qui non folgora con l’effetto “coup de théatre” che probabilmente l’autore si aspettava e finisce per isolarsi in un a solo recitativo il cui effetto straniante non ha quella forza stridente che poteva potenzialmente sprigionare.

I’m not there è un’occasione mancata, resa ancora più amara se si pensa a Bob Dylan e alla ricchezza – immensa e affascinante – della sua esistenza artistica e non. Un “patrimonio” forse troppo difficile sul quale investire senza rischiare, come in questo caso, di sperperarlo…

  04/09/2007
   
 
 
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