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Titolo originale Id.
Regia Ian Olds, Garrett Scott

Interpreti Matthew Bacik, Chris Corcione, Eric Forbes, Patrick Napoli, Thomas Turner
Durata 78 min.
Montaggio Ian Olds, Garrett Scott

Fotografia Ian Olds
Paese, Anno U.S.A. 2005
Produzione GreenHouse Pictures
Distribuzione Fandango

  La Trama
 Autunno 2003:  poco prima della grande rivolta di Fallouja, la vita quotidiana di un contingente di truppe americane inviate in Iraq con il compito di distendere i rapporti con la popolazione locale e al contempo di  mantenere l’ordine. Tra perquisizioni, morte sul lavoro, bombardamenti e la crescente ostilità degli iracheni nei confronti dei “liberatori”.
  Extra
 Sponsor
 

Sito ufficiale del film:  www.occupationdreamland.com/

 


  Recensione

La recente guerra in Irak sta passando alla storia per essere, tra i grandi conflitti che negli ultimi decenni hanno coinvolto potenze occidentali, quello nel quale la copertura mediatica è stata forse più bassa e meno libera da condizionamenti militari e politici. Scoraggiati dai rapimenti e dagli attentati quasi quotidiani, ma anche dall’atteggiamento oscurantista nei confronti della stampa dei vertici militari americani, i giornalisti hanno a poco a poco abbandonato l’Irak, lasciando al pubblico mondiale un’informazione fatta in larga parte da notizie direttamente divulgate dall’esercito statunitense.

Non è quindi un’occasione da poco quella capitata (o guadagnata) dai registi Garrett Scott e Ian Olds, che nel 2003 hanno ricevuto l’autorizzazione a filmare e seguire 24 ore su 24, durante sei settimane, gli spostamenti e l’attività dell’ 82nd Airborne, una divisione di Marines incaricata di vegliare sulla città di Fallouja.

I due registi si sono mossi insieme ai soldati, seguendoli nel vivo delle operazioni di pattugliamento e perquisizione, utilizzando spesso immagini notturne filmate con i visori speciali a tinte verdi che riproducono direttamente la visuale dei militari. L’obiettivo, in buona parte riuscito, era quello di captare gli umori dei militari nei confronti della guerra in Irak pur senza mai sollecitarli direttamente, ma aspettando che questi si manifestassero come risultato della tensione e della paura accumulata. Al contempo i due autori (anche montatori) hanno cercato anche di rendere conto del punto di vista degli “occupati”, spesso fatalmente inconciliabile con quello americano.

Col passare del tempo crollano sullo schermo le certezze dei soldati e ad esso si sovrappone un senso di incertezza e ostilità: la missione si trasforma sempre di più in un incarico disperato, tanto che, prima che giungano i titoli di coda, si percepiscono chiaramente i motivi che avrebbero portato, qualche mese dopo la fine delle riprese, alla brutale violenza utilizzata dagli americani per  piegare la strenua resistenza irachena nella città.

Ma se il coraggio di entrare in prima persona nell’agone del conflitto da parte dei registi non può essere negato, è altresì vero che dal punto di vista della scelta politica questi ultimi si mantengono, con discrezione forse eccessiva, al di sopra delle parti, limitandosi a registrare i malumori e le opinioni di soldati dal diverso orientamento, magari analizzando i motivi che li hanno spinti all’arruolamento (mancanza di alternative, frustrazione artistica, necessità economica etc.). 

Pur senza un coraggio politico particolare Occupation: Dreamland  è un film che rivela con ammirevole efficacia soprattutto il lato umano, e dunque spesso contraddittorio, dei soldati americani impegnati in Irak, talora pronti a dichiarazioni di grande apertura e senso critico ma spesso incuranti delle altrui sofferenze, come nella splendida scena in cui, durante l’irruzione in una casa irachena, i soldati discutono di argomenti futili mentre donne e bambini li osservano terrorizzati e senza capirne la lingua.

E fra tutti i personaggi messi in scena merita una menzione il sergente Chris Corcione, ex chitarrista in una band di death metal del North Carolina e capo del suo battaglione, al quale intima di non pronunciare alcun commento negativo su Bush davanti alle telecamere. Arruolatosi per sfuggire alla routine quotidiana, con il suo umorismo grossolano e volgare sulla guerra è la rappresentazione dell’incapacità americana di capire davvero gli iracheni, ma è anche un elemento necessario per allentare il nervosismo altrimenti insopportabile dei soldati.

  Curiosità
Il regista e produttore Garett Scott è tragicamente morto lo scorso marzo all’età di 37 anni. Appena pochi giorni dopo la sua morte, Occupation: Dreamland ha ottenuto il premio “Truer than fiction” (“Più vero della finzione”) agli Independent Spirit Awards di Santa Monica.
  21- 05- 2006
   
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