In quest’ultima opera realizzata dal “gruppo Guédiguian” al completo Ariane Ascaride è Lady Jane, come la chiamava suo padre, come ha tatuato su di un braccio, come ha chiamato la boutique grazie alla quale ora vive da signora. Ma subito all’inizio del film questa situazione di apparente equilibrio è rotta dalla sparizione del figlio adolescente, che riprecipita la donna nei drammatici avvenimenti da lei vissuti quindici anni prima, che lo spettatore scoprirà solo a poco a poco.
Benché i tempi siano cambiati, e nel quartiere italo-francese di Aix-en-Provence non si ricordino quasi più di quei rapinatori mascherati che regalavano la refurtiva a tutto il condominio, ci sono code del passato che non si possono rimuovere e che tornano a cercare la donna e gli altri due suoi amici dell’epoca, nolenti e volenti: François (interpretato da Darroussin) è infatti ancora innamorato di lei. Il problema è però di capire come uscirne vivi e soprattutto come fare a spezzare la catena di violenza iniziata due generazioni addietro.
Guédiguian e il suo sceneggiatore Milesi ritornano alla durezza di soggetto e linguaggio de La ville est tranquille (2000) e costruiscono il film con un maggiore ricorso al primo piano sui volti dell’ormai storico cast di sodali del regista, e con uso essenziale dei flashback attraverso i quali si può ricostruire la storia vissuta anni prima dai protagonisti. Inoltre, la pellicola è sovente accompagnata da una carsica colonna sonora elettrica e rock, che sembra quasi segnare il tempo trascorso nella vita di Lady Jane e anche a tenere un legame tra madre e figlio, fan di un gruppo rock contemporaneo: i Nacimiento, che appaiono nel finale..
Lady Jane è una parabola sulla vendetta e la sua insensatezza nient’affatto edulcorata, come non accade mai nei film di Guédiguian, che lascia lo spettatore meditare sull’antico proverbio armeno che appare alla fine del film, che in sintesi afferma: “chi cerca vendetta è come la mosca che sbatte sul vetro senza vedere la porta aperta”. Non si può dire meglio di così.