Titolo originale Id.
Regia Sylvester Stallone
Sceneggiatura Art Monterastelli, Kevin Bernhardt, Kevin Lund, Sylvester Stallone, Jeb Stuart
Interpreti Sylvester Stallone, Julie Benz, Paul Schulze, Matthew Marsden, Graham McTavish, Ken Howard, Rey Gallegos, Tim Kang, Jake La Botz
Durata 93 min.
Montaggio Sean albertson Evans
Musiche Brian Tyler
Scenografia Franco Giacomo Carbone
Fotografia Glen Macpherson Kohout
Paese, Anno USA, Germania 2008
Produzione Rogue Marble, Lionsgate, Millennium Films
Distribuzione Buena Vista
La Trama
John Rambo ha deciso di trascorrere il resto della sua vita al confine tra Thailandia e Birmania, cacciando pesci e serpenti, tentando di tenersi il più lontano possibile da guai di ogni ordine e grado. La “routine” dell'ex soldato viene turbata però dall'arrivo di un gruppo di missionari cristiani laici che vuole “arruolare” Rambo per entrare in Birmania e dare assistenza alle popolazioni dei villaggi martoriati dalla violenta dittatura militare del paese. Il soldato inizialmente rifiuta ma l'insistenza della dolce Sarah lo convince. La missione di pace però si trasforma in un massacro e Rambo si troverà costretto a tramutarsi nuovamente in una macchina da guerra...
Se pur qualche cinefilo élitario potrà trovare discutibile l'affermazione, quello di Sylvester Stallone è divenuto con gli ultimi episodi di Rocky e di Rambo, un cinema “autoriale”, lontano da mode ed estetiche trendy, ed ancorato alle proprie visioni (decisamente anni '80) degli action movies e dei suoi personaggi più famosi e di successo.
Autorialità naif però, visto che è lo stesso Stallone ad ammettere di non essere Steven Spielberg e di avere dei limiti evidenti con la macchina da presa. John Rambo diviene così il manifesto più “estremo” del “nuovo” Stallone, capace di strutturare ottime scene d'azione (il blitz nel campo dell'esercito e soprattutto la battaglia finale) ma infarcirle anche di sequenze di estrema bruttezza. Non ci riferiamo ovviamente alle scene più splatter (che male non fanno se possono far comprendere l'orrore di una mina antiuomo...) quanto ad esempio alla pessima scelta di mostrare ad intermittenza (con un montaggio assolutamente censurabile) le reazioni (poco credibili e veramente fastidiose) della bella missionaria nel corso della cruentissima scena conclusiva del film.
Anche sotto il profilo “ideologico”, se si può considerare encomiabile la volontà di mostrare il genocidio birmano (decisione presa ben prima delle rivolte dello scorso settembre di cui purtroppo oramai nessuno già parla più), Stallone prosegue nella tipica pratica “fascistoide” di deumanizzare il nemico: l'esercito birmano potrebbe anche essere composto da extraterrestri mostruosi visto che di umano hanno ben poco e dall'ultima recluta fino al più alto generale, sono tutti esseri abietti incapaci di provare anche il minimo risentimento.
Ed anche la dicotomia fra l'uomo di guerra (Rambo) e l'uomo di fede (il leader dei missionari cristiani) poggia su frasi troppo banali e sterotipate per essere credibile. Ma forse anche tutto questo fa parte dell'autorialità naif di Stallone...