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Titolo originale He Was a Quiet Man
Regia Frank Cappello
Sceneggiatura Frank Cappello
Interpreti Christian Slater, Elisha Cuthbert, William H. Macy, Sascha Knopf
Durata 95 min.
Montaggio Kirk M. Morri
Musiche Jeff Beal
Fotografia Brandon Trost
Paese, Anno Usa 2007
Produzione Quiet Man Productions

  La Trama
 Bob Maconel è un grigio impiegato quarantenne in una multinazionale, dove svolge un lavoro ripetitivo e mobbizzato. Vessato da colleghi in carriera, e ignorato dalle colleghe, Bob parla coi pesci che tiene nell’acquario, e che lo spingono a ribellarsi e a premere il grilletto. Un giorno, decide di farlo, ma qualche istante prima di lui ci pensa un altro a fare la strage in ufficio. Bob, che viene risparmiato perché, dalle testuali parole dell’impiegato killer, è l’unico a essere più sfigato di lui, reagisce quando vede che il tipo ha sparato anche alla fighetta dell’azienda, che era la donna dei suoi sogni. Bob fa fuori l’altro, e diventa improvvisamente l’eroe della città, nonché conquista subito una posizione dirigenziale. Ma il lavoro non sembra interessargli molto anche nella nuova veste vincente, e il nostro si dedicherà tutto il tempo all’accudire la ex-fighetta che non è morta, ma è rimasta paralizzata …
  Extra
 Sponsor
  http://cinecharacters.blog.dada.net/categorie/45721
  Recensione

Film ibrido e scomposto, a metà tra  il dramma fantastico-psicologico e la condizione umana/disumana nel mondo del lavoro. Il regista cerca in pratica di fondere il film sull’alienato che si ribella alla Taxi Driver e diventa un eroe per caso, e film di impegno sociale in chiave fantastica come l’ottimo Cacciatore di teste di Costa-Gavras, inquinando il tutto con una fotografia, una musichetta, un’insieme di trovate, le scenografie che si deformano in maniera grossolana (sembrano uscite da un film degli anni settanta), e che contribuiscono alla generale atmosfera stantia.

La difficoltà di questi film, che procedono tra un impianto realistico e una realtà alterata, è che l’equilibrio è difficile da raggiungere. E specialmente quello tra il soggetto e la dimensione corale: un aspetto che il regista di Un uomo qualunque tratta in maniera abbastanza pasticciata.  Ad esempio in Cacciatore di teste, il film gioca anch’esso sulla rappresentazione del mondo del lavoro in chiave drammatico-grottesca, e sull’intervento omicida di qualcuno che si ribella e fa fuori i concorrenti, però all’interno di un progetto ben definito, dove tutto ha una sua spiegazione elegante e precisa.

Mentre in Taxi Driver l’alienazione era caricata innanzitutto sul soggetto protagonista, e sul suo isolamento dal mondo, e la sua reazione è seguita passo passo come fosse la preparazione di un colpo in banca, mentre i toni da commedia sono ben tenuti a distanza, a favore di deliri surreali quali la conversazione tra De Niro e Peter Boyle-Il Mago.  

Invece, Un uomo qualunque fa fatica a bilanciare l’interno con l’esterno, il tono drammatico con lo humour, procedendo, nella prima parte, come una commedia nera e grottesca di carattere corale (anche l’episodio omicida è trattato con toni leggeri e disimpegnati), poi si cala nel dramma privato sentimentale tra una tetraplegica e un depresso (la parte migliore del film, l’unica che riesce a trovare il ritmo e i toni giusti, merito anche dell’ottima Elisha Cutbert, che mantiene energia e sensualità anche sulla sedia a rotelle), per finire a sorpresa, in un capovolgimento del reale, di memoria un po’ lynchiana, ma completamente sottratto dall’estetica del maestro, e inserito qui, come tentativo di forzare una sorpresa all’interno di un’impalcatura un po’ noiosa e poco fresca.

In definitiva, un film nato non bene e che esce peraltro in un momento difficile, quando nelle sale ci sono almeno cinque o sei ottime opere che strappano via tutto il mercato.

  Curiosità
Slater fa un ruolo abbastanza insolito per lui, in genere nelle parti del furbetto pronto e a volte odioso, se la cava abbastanza bene anche qui, tutto grigio e un po’ repellente, forse rendendo troppo anonimo il personaggio, un’immagine che in questo caso contribuisce a rendere ulteriormente piatto un film che lo è già. Macy, che spesso recita lui il ruolo dello sfigato (e forse in questo film la parte gli sarebbe calzata meglio che a Slater, vedi il magnifico Edmond) qui fa il dirigente dell’azienda, ruolo che di recente preferisce ricoprire, senza aggiungere nulla di nuovo alle sue ben note prove da caratterista.
  26-02-08
   
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