Titolo originale Id.
Regia Davide Barletti e Lorenzo Conte
Sceneggiatura Massimiliano Di Mino, Pierpaolo Di Mino, Marco Saura
Interpreti Claudio Santamaria, Valentina Cervi, Daniele Pilli, Giorgio Careccia
Durata 90'
Montaggio Roberto Missiroli
Musiche Britopop, AntonGiulio Galeandro
Scenografia Sabrina Balestra
Fotografia Alberto Iannuzzi
Paese, Anno Italia, 2007
Produzione Amedeo Pagani
Distribuzione Mikado
La Trama
Tonio, giovane ragazzo pugliese, anzi salentino, primogenito di una ricca famiglia, è uno di quelli che non si accontentano mai, vuole tutto. E subito. Conosce Daniela, una bella studentessa dal carattere inquieto, tra i due si stabilisce un legame indissolubile. Tonio scala le vette della malavita locale, spaccia, dilapida fortune in discoteca ed alle macchine, quando va in galera conosce uno dei capi della principale organizzazione malavitosa della Puglia: la Sacra Corona Unita. Il tipo di chiama Nasino, i due si associano, fino all’arresto ed alla pena. Senza fine.
Se non ricordiamo male l’argomento della malavita pugliese, in particolare della Sacra Corona Unita che a cavallo degli anni ottanta prende il sopravvento sulle bande locali, era stato poco esplorato e di striscio dai nostri registi. Lorenzo Conte e Davide Barletti, conosciuti soprattutto come video maker all’interno del gruppo Fluid Video Crew, hanno utilizzato il libro di Antonio Perrone “Vista d’interni”, pubblicato da Manni, come traccia da seguire in un’opera certo non facile, dagli esiti diseguali ma certo non trascurabile soprattutto se rapportata agli esiti contemporanei. Autobiografia di un bandito, di uno spietato killer condannato a 49 anni di carcere, di cui quindici già scontati in isolamento secondo il 41 bis, il carcere duro.
Sarà forse per il protagonista Santamaria o per una evidente ispirazione, ma molto dell’ascesa e della caduta di Tonio è avvicinabile a quelli della Magliana ed al Romanzo criminale di De Cataldo- Placido. C’è una bella da far perdere la testa, il sud degli anni ottanta, i colletti delle camicie direttamente appoggiati sulle giacche, molta violenza ed altrettanta spietata incuranza. E voglia di soldi, soldi, soldi. Se fossimo un pochino più su probabilmente si parlerebbe di yuppies, ma siamo nel profondo meridione dove la primitiva forza delle organizzazioni criminali, mafia e camorra, esplode in un tempo brevissimo lasciando molti morti sul campo e praticamente tutta la prima generazione di capi in galera.
Il film ha risultati altalenanti, più riuscito quando si scende nello scannatoio che quando ci si attarda in scene intime poco avvincenti anche per via della poca credibilità di Santamaria, troppo “romano” per poter convincentemente prendersi tonalità e cadenze di una lingua molto diversa come quella salentina. Resta però la correttezza e l’antispettacolarizzazione di un tentativo molto arduo da affrontare, anche in coppia.