Brutto posto il Belpaese, ostaggio di mafie, ecomafie e classi dirigenti imbelli oppure colluse. Una Ugly Country dove la “monnezza” è morale prima che fisica e dove le discariche abusive di Acerra e Giugliano sono solo la punta dell’iceberg di corruzione che tocca tutte le regioni d’Italia.
Bello e importante, il documentario Biùtiful Cauntri nasce dall’indignazione morale e dal lavoro di tre registi dai profili piuttosto diversi. Esmeralda Calabria è la montatrice, tra gli altri, degli ultimi film di Nanni Moretti, Andrea D’Ambrosio è un documentarista mentre Peppe Ruggiero è giornalista, autore non a caso del rapporto di Legambiente sulle ecomafie. Bello perché non rinuncia a cercare il lato umano del dramma dei rifiuti, mostrando la disperazione di allevatori e coltivatori le cui vite sono state distrutte dall’inquinamento del territorio.
Importante innanzitutto perché, con tempismo perfetto (ma in realtà frutto di un lavoro approfondito su un tema che ha radici profonde) esce proprio nel momento in cui lo scandalo dei rifiuti è arrivato in cima all’agenda politica e mediatica del paese. Ma importante anche perché, pur senza cedere troppo al sensazionalismo, mostra i luoghi incriminati e fa i nomi delle persone e le imprese implicate, da Bassolino alla Impegilo.
Biùtiful Cauntri ricorda per certi versi uno dei capolavori di Francesco Rosi, Le mani sulla città, opera nella quale il regista, con l’aiuto di Raffaele La Capria, puntava il dito sulla speculazione edilizia di Napoli e osava girare proprio nei quartieri teatro di questo scandalo. In entrambi casi Napoli e dintorni sono la manifestazione più eclatante di un malessere nazionale.
Con grande cura anche estetica (la supervisione al colore è nientemeno che di Luca Bigazzi, grande direttore della fotografia) gli autori hanno seguito soprattutto le vicende delle vittime di questo scandalo, persone abituate a vivere con i frutti della terra e oggi ridotte a vivere tra lamiere, cumuli di sporcizia e bestie morte. Persone costrette (letteralmente) a elemosinare e a disfarsi di greggi intere di pecore per colpa della contaminazione alla diossina del territorio.
Nel film la loro disperazione raggiunge culmini lirici da tragedia greca, come quando un allevatore esclama che l’umanità, come le pecore, “ha da morì consumata”.
A parte alcune sequenze un po’ televisive, come quando un gruppo di cittadini segue il commissario speciale della Protezione Civile, Guido Bertolaso (che fa peraltro una pessima figura), dentro una discarica, tutto il documentario è all’insegna di una grande sobrietà. Piuttosto che un commento, il film utilizza una voce off che legge gli atti della commissione parlamentare sui rifiuti oppure le intercettazioni telefoniche fornite dalle procure che hanno indagato sulla questione.
Sinistre voci dall’accento settentrionale o toscano rivelano nel modo più palese la dimensione nord- sud delle ecomafie.
Splendide, pessimiste e dolorose, infine, la sequenza del campo rom e le due finali: gli allevatori che accompagnano al macello gli agnelli contaminati e la processione di paese dove, con vette grottesche, una ragazzina recita al microfono un’invocazione al cielo contro i mali del mondo.