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Titolo originale 10,000 b.C.
Regia Roland Emmerich
Sceneggiatura Roland Emmerich
Interpreti Camilla Belle, Steven Strait, Cliff Curtis.
Durata 108 min.
Montaggio Alex Berner
Musiche Harald Kloser
Fotografia Ueli Steiger
Paese, Anno Usa, Nuova Zelanda 2007
Produzione Centropolis Entertainment/ Legendary Pictures
Distribuzione Warner 2008

  La Trama
 In un’epoca antica, a metà tra il mito e la preistoria, la tribù delle montagne viene saccheggiata e predata da un popolo nemico, forte e lontano, che le leggende dicono essere costituito da spiriti e non da umani. Durante un incursione viene rapita Evolet, la bella del villaggio promessa sposa del giovane eroe D’Lech, che, con la benedizione dei saggi, raggruppa alcuni fedeli compagni, e si mette sulle tracce dell’amata. Dopo una serie di peripezie, giungerà alle terre del cielo (rappresentazione della civiltà del tempo) dominate da una specie di faraone malvagio e potente... Il resto è facile immaginarselo.
  Extra
 Sponsor
 
  Recensione

Ci sono diversi modi per affrontare il cinema mitico-avventuroso sull’alba dell’uomo: quello alla John Milius di Conan, tutto estetico e rarefatto, apoteosi di una sorta di perfezione tra l’umano e il divino, ipostatizzata nella muscolatura anni ottanta di mister Olympia, nonché governator Schwarzy, o quello, molto più recente, di Gibson (Apocalypto), permeato sempre da una cultura destrorsa della purezza basata sulla fatica e la competizione fisica, ma in una veste molto più terrena, e fondata proprio sul rapporto tra una natura reale e un’altra ideale, che funge da grande madre ma anche da minaccia e oscurità.  

O ancora quello di carattere antropologico-sociale e decisamente più originale, dell’Annaud di La guerra del Fuoco, dove il tentativo è quello di affrancarsi da una visione mitica, per immergersi proprio nella mutazione tra natura e cultura che in qualche modo ha generato quella strana specie che è l’umano.  

Di fronte a queste possibili scelte, Emmerich, come è tipico del suo cinema (si pensi a Indipendence Day o Godzilla) fa un patchwork in cui mette dentro tutto (a partire da molte citazioni del film che lo ha reso noto: Stargate), senza una precisa scelta estetica, lasciando agire da soli effetti speciali accurati e di tutto rispetto (ottime le panoramiche e i piani lunghissimi, che mostrano un mondo digitale in continuo fermento, con accuratissimi rendering sui mammut: il 90% del budget è sicuramente finito negli effetti, dato che il cast è misero misero), costruiti per farcire una trametta semplice semplice, da fumetto scontato sul tema, con il risultato di un film che tiene soltanto nelle scene d’azione, e nelle panoramiche sulla fauna variopinta, annoiando per il resto del tempo.

Peccato, Emmerich fa decisamente un passo indietro rispetto a The Day after Tomorrow (il suo miglior file: dove il top degli sfx dell’epoca s’abbracciava a un plot carico di suspense e di belle idee scenografico-registiche).

L’insalata di Emmerich non è solo un montaggio di stili e frammenti di film originali, ma  mette insieme anche gli uccellacci carnivori che abitavano il pianeta uno o due milioni di anni fa insieme a creature decisamente più contemporanee all’uomo primitivo, come i mammut e la tigre dai denti a sciabola, per non dire del mixing tra tribù selvagge e civiltà proto-egizie affette da gigantismo espansionistico.

Ok, fa tutto spettacolo, ma si perde quella minima coerenza che colloca l’uomo in un adeguato rapporto con la natura e gli altri popoli con lui lottava e condivideva. Oltre che con gli dei, la magia e la fede, che qui sono trattati molto superficialmente. Un risultato inferiore ad Apocalypto , il film di Gibson dell’anno scorso (attento invece a ricostruire in dimensione mitica, il rapporto tra mondo semplice e mondo civilizzato, sia locale sia straniero) che Emmerich, imita molto pedissequamente in molte circostanze, a partire dalla storia.

  Curiosità

Camilla Belle (protagonista con Clooney della pubblicità Nespresso), metà brasiliana e metà americana, nel film non viene valorizzata a sufficienza: sporca, sudata, impolverata, trascinata qua e là, rimangono solo gli occhi (e non solo...) a far risuonare la sua bellezza, molto più adatta a contesti glamour-borghesi che al mondo primitivo.

Anche Cliff Curtis, che è ottimo quando fa il portoricano spacciatore (Training Day) o il poliziotto (praticamente sempre), qui è anonimo e un po’ insignificante.

Steve Strait invece è ok: ottima presenza scenica e occhi dal taglio un po’ esotico, meglio qui che nei college movie.

In generale comunque un cast peggiore di quello del film “gemello” di Gibson Apocalypto.

  17-03-08
   
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