Già in origine l’idea non era rivoluzionaria: di cinematografia soprannaturale sui trapianti ce n’è a bizzeffe, da Amore folle di Karl Freund a La mano di Oliver Stone. Questo The Eye appartiene alla bizzarra ondata di occidentalizzazione degli horror orientali di maggior successo, che annovera tra le sue "vittime" The Ring, Dark Water, The Grudge, ecc… (tutti, ovviamente, numerati da 2 a infinito).
In questo marasma di sequel, prequel, originali, remake e fotocopie, i registi David Moreau e Xavier Palud, autori del dignitosissimo Them, realizzano non certo un horror, ma un elegante thriller parapsicologico traslocando dalla Thailandia alla California, con gita oltre il confine messicano. Pezzi di corpi estranei, mani, cervelli, che vivono di vita propria, di propri ricordi ed ossessioni, che desiderano, vedono, uccidono: l’originale dei fratelli Pang (2002) già a suo tempo si distinse dalla montante marea orientale scegliendo una via meno orrorifica e più d’atmosfera, quasi mélo.
La stessa strada percorsa in questo remake, la cui sola ragion d’essere è di accalappiare quella grossa fetta di pubblico che ancora non guarda "i film con gli occhi a mandorla": tristezza. La pellicola si basa quasi totalmente sulla notevole presenza della protagonista assoluta, una sorprendente Jessica Alba: che fosse una supergnocca nessun dubbio, ma dopo una micidiale serie di ruoli tamarrissimi, in The Eye si sforza di recitare e ci riesce pure.
Per il resto, la paura in realtà si riduce a spavento per un paio di sussulti meccanici, e la vicenda si dipana lungo binari noti e prevedibili, arricchita però dall’elegante e fluida regìa dei due registi che riescono a mantenere un buon livello di tensione mescolando suggestioni e furbizie dell’infinito repertorio orientale con stile europeo. La trama ricalca esattamente l’originale, ma le interpretazioni di buon livello, gli ottimi apporti tecnici, dalle musiche "romantiche" di Beltrami alla fotografia di Jeff Jur e, soprattutto, la giusta durata, stemperano un pochino l’assurdità dell’operazione.