Viaggiare verso il nulla
Più che un road movie è un car movie. Stiamo parlando de La velocità della luce, film di Andrea Papini, già autore di spot pubblicitari e documentari. Dovrebbe essere un road movie poiché il suo racconto si sviluppa lungo un enigmatico viaggio in autostrada, probabilmente verso Lugano. In verità, i luoghi centrali della narrazione sono proprio gli abitacoli di due autovetture. I due protagonisti si parlano, si inseguono, si sfiorano, si annusano, si fermano negli stessi autogrill.
La vicenda si evolve con un tono del tutto rarefatto, quasi astratto. Il ritmo è pacato, disteso, tutto introiettato dentro i flussi psicologici dei due personaggi principali. Sembra chiaro l’intento di Papini: realizzare un film dai tratti simbolici, dalle venature psicologiche e dal senso fortemente ambiguo. In questo contesto espressivo si inserisce anche una riflessione sul concetto di spazio-tempo ma anche un’analisi sull’inafferrabilità dei rapporti interpersonali.
Tutti sembrano sconosciuti, misteriosi, ma anche così familiari. Il ladro d’auto di lusso vive una condizione doppia: abilissimo delinquente ma anche fragile essere umano in preda a continui attacchi di panico. Rinaldo, l’ambiguità fatta uomo, invece ha evidenti problemi fisici ma anche una forza mentale incredibile.
Andrea Papini compie con La velocità della luce uno sforzo di uscire dai canoni del realismo e del cinema italiano contemporaneo. Cerca di elaborare un testo “altro”, basato su suggestioni visuali e improvvise derive di non senso. Le atmosfere lynchiane sono dietro l’angolo. La velocità della luce è anche un thriller onirico senza punti di riferimento, senza certezze; solo alla fine, quasi con l’ultima inquadratura, si comprende la direzione del racconto.
Il film di Papini però è decisamente incompiuto, ripetitivo, privo di vere invenzioni registiche e basato su una sceneggiatura per nulla solida. Sembra un’opera senza alcuna reale ispirazione cinematografica. Forse è solo la diretta conseguenza di un processo creativo che fatalmente dalla pubblicità doveva sfociare nel lungometraggio di finzione.
Una curiosità. Da qualche tempo una nota casa automobilistica italiana ha iniziato a far circolare una campagna promozionale in cui trionfa una macchina di colore rosso fiammante. La vettura sfreccia nel buio, sostenuta idealmente da brano di Lucio Dalla “Nuvolari”. Ebbene, il protagonista di La velocità della luce guida per tutto il film la stessa identica macchina rossa dello spot in questione (che oltretutto alla proiezione romana alla quale abbiamo assistito è stato proposto proprio prima dell’inizio del film). Sarà una coincidenza?