Cerca con Google
powered bycinE-motion
Primevisioni
Interviste
News
Intersezioni
Dossier
Festival
Cinema e Libri
Bit Generation
Onde Sonore
DVD
Link

    CINEMA
    CineCharacters
    CineCulture
    CineDoc
    CineGossip
    CineLudico
    CineSonoro
    CineWeb
    CineXtreme
 

    Jessica Alba
    Antonio Banderas
    Monica Bellucci
    George Clooney
    Penelope Cruz
    Johnny Depp
    Leonardo Di Caprio
    Scarlett Johansson
    Brad Pitt
    Charlize Theron
 

        La redazione
 Iscriviti alla Newsletter

 La tua mail

Informativa Privacy
 Invia ad un amico
 Il tuo nome 
 La sua mail 
    Gomorra       Le altre Primevisioni
 

Titolo originale Id.
Regia Matteo Garrone
Sceneggiatura Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Gianni Di Gregorio, Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Roberto Saviano
Interpreti Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Salvatore Cantalupo
Durata 135 min.
Montaggio Marco Spoletini

Scenografia Paolo Bonfini
Fotografia Marco Onorato
Paese, Anno Italia 2008
Produzione Domenico Procacci
Distribuzione 01 Distribution

  La Trama
 Cinque vicende separate si svolgono all’interno del quartiere napoletano di Scampia, integralmente controllato dalla camorra, e in Campania. Due giovani banditi un po’ pazzi pretendono di svolgere la loro attività senza rendere conto al boss che comanda a Scampia; un porta-soldi della camorra si ritrova nel mezzo della lotta intestina tra la cosca dominante e il clan degli scissionisti; un sarto di un’azienda di abbigliamento controllata dalla camorra rischia la propria vita lavorando clandestinamente anche per un gruppo di cinesi; un imprenditore degli smaltimenti di rifiuti tossici lavora con metodi totalmente illegali avvelenando la stessa terra in cui vive; un adolescente inizia la sua scalata all’interno della camorra.
  Extra
 Sponsor
  Intervista a Matteo Garrone
  Recensione

Da molti anni a questa parte non facciamo altro che lamentarci della pochezza generale del cinema italiano. Spesso, tale atteggiamento è giustificato dalla reale produzione nazionale; eppure bisogna avere l’onestà intellettuale di riconoscere quando questo discorso deve essere momentaneamente messo da parte. Gomorra, di Matteo Garrone, è un capolavoro, quasi. Utilizziamo ancora l’avverbio quasi per scrupolo, poiché vogliamo avere tempo per studiare a fondo il film, per metabolizzarlo, per viverlo con la giusta coscienza. La prima visione è stata, però, per noi veramente sconvolgente. Abbiamo avuto l’impressione di vedere il lavoro di un autore che ha saputo strutturare nel tempo il suo mondo espressivo, per giungere all’opera della sua vita. Garrone illumina di nuovo con forza quella zona creativa del cinema italiano che era stata molto vitale con Francesco Rosi ed Elio Petri, ma lo fa percorrendo strade personali.

Il suo modo di inquadrare è unico. Lo stesso Garrone oltre a essere regista del film è anche operatore alla macchina. Dunque, come nella più significativa tradizione delle arti visive contemporanee, il regista romano usa la macchina da presa come una protesi del suo occhio. Ogni inquadratura di Gomorra è il suo/nostro sguardo puntato sulla realtà. Tutto è stretto, instabile, fluttuante, angosciosamente mobile. Quelle di Gomorra sono inquadrature senza speranza, dunque vere, atroci; sono inquadrature che raccontano oltre la violenza e il degrado (nonché il fallimento di un intero progetto sociale) anche il senso penoso della paura individuale e l’infinita meschinità degli esseri umani. Gomorra si apre e si chiude con due sequenze disperate e speculari. Due sentenze di morte applicate dalla camorra ora con freddezza e precisione, ora con furbizia e cinismo. All’interno di questa terribile tenaglia narrativa si sviluppano cinque storie rivelatrici di una condizione che appare molto più diffusa di quanto possa sembrare. Garrone, portando il suo sguardo nel quartiere napoletano di Scampia evidenzia senza mezzi termini la presenza vincente dell’AntiStato, di quella parte di popolazione che vive in una dimensione alternativa di regole, giustizia e relative sentenze.

In questo contesto, per i giovani non rimane altro che adeguarsi, in primo luogo per sopravvivere, poi per emergere dall’anonimato, possibilmente a suon di omicidi. Come già detto, Garrone utilizza uno stile personale, edificato nel tempo. Ciò che colpisce delle sue immagini è quella sorta di cortocircuito linguistico-comunicativo attraverso il quale viene chiaramente espressa una devastante disperazione esistenziale. Tutto è raffigurato con estrema semplicità, ma proprio questa semplicità veicola una forza straordinaria, che permette allo spettatore di essere quasi protagonista fisico, e non solo mentale, degli avvenimenti che scorrono davanti ai suoi occhi. A ciò si aggiunge una fotografia dai colori desaturati e una grana dell’immagine fortemente impastata, ruvida, che determina nello sguardo del fruitore una sensazione di feroce realismo. Fantastici tutti gli interpreti: i professionisti come Toni Servillo, ma anche i giovani presi dalla strada.

Non ci soffermeremo a parlare anche del romanzo di Saviano, poiché il film di Garrone ha una sua precisa identità e una sua autonomia artistica e creativa. Ciò che invece vogliamo affermare con chiarezza è l’importanza di questo lungometraggio nell’ambito della realtà  italiana. Il romanzo di Saviano ha già aperto una breccia impensabile in una società impaurita e abituata a far finta di niente. Il libro di Saviano all’inizio del 2008 aveva superato il milione e duecentomila copie vendute. Ora, il film di Garrone è uscito in Italia con oltre quattrocento copie. Ciò provocherà un’ulteriore diffusione di questo impietoso e terrificante affresco di violenza e follia anche tra la popolazione connivente con la criminalità organizzata. Questo è un fattore importante, poiché nel film di Garrone non c’è alcuna retorica relativa al mondo delinquenziale. C’è solo la rappresentazione della sporcizia, dell’ottusità, dell’ignoranza, della bestialità. Nessuno si potrà identificare con gli squallidi personaggi del film, come invece potrebbe avvenire con i lavori sulla mafia di Martin Scorsese. Non c’è dimensione epica in chi uccide con un sotterfugio una donna inerme, non c’è eroismo in chi avvelena senza scrupoli la propria gente. Tutto è cupo, triste, fetente, laido, vomitevole. La nostra speranza, infine, è che la giuria del Festival di Cannes, presieduta da Sean Penn, si accorga della grandezza di questo film.

  17-05-08
   
  Certamente, forse
In Bruges – La coscienza dell’assassino
Gomorra
Superhero Movie
Alla scoperta di Charlie
Mongol
Notte brava a Las Vegas
Slipstream
Carnera - La montagna che cammina
Cargo 200
Caccia spietata
Speed Racer
Chiamami Salomè
Sopravvivere coi lupi
Racconti da Stoccolma
Sotto le bombe
The Hunting Party
Iron Man
Saw IV
Il treno per il Darjeeling
La sposa fantasma
Un amore senza tempo
Tutti pazzi per l’oro
I demoni di San Pietroburgo
L’altra donna del re
Ortone e il mondo dei Chi
L'amore non basta
L'ultima missione
21
Il matrimonio è un affare di famiglia
La velocità della luce
10 cose di noi
Interview
Oxford Murders - Teorema di un delitto
Torna in alto
© DADA S.p.A. 1995-2006
Pubblicità su questo sito - Policy community - Tutela dei minori - Internet gratis - Informativa Privacy