Perla intatta del Medioevo fiammingo, Bruges pare la cittadina delle fate: canali e ponti in pietra, casette fiabesche e scorci suggestivi, cigni e piazzette accoglienti. La vera trovata della seconda opera cinematografica del giovane drammaturgo irlandese Martin McDonagh è lo stridente contrasto tra la sonnacchiosa atmosfera belga e la tensione repressa di due killer in esilio, un cortocircuito foriero di caos e violenza.
L’origine teatrale dello sceneggiatore/regista si avverte nella concentrazione drammaturgica, quasi da teatro da camera, nell’utilizzo della città in funzione di palcoscenico allestito come perfetta architettura scenografica, nei dialoghi brillanti e surreali, nel dolore del rimorso sotteso anche ai momenti più divertenti. Perché In Bruges è parecchio divertente, surreale e sanamente scorretto: Colin Farrell, oltre ad aver ammazzato un prete ed un bambino, mena donne, nani e canadesi, ambedue i killer utilizzano generosamente droghe ed alcool ed i proiettili fischiano incuranti in piazze gremite di turisti.
Sospeso in un’atmosfera da fiaba noir, spesso quindi assolutamente inverosimile, il film funziona soprattutto grazie alle straordinarie prove dei tre protagonisti, dolente, stranito e bravissimo Colin Farrell, come l’ottimo Brendan Gleeson, malinconico ed imponente, e lo psicopatico Ralph Fiennes, gelido e ciecamente guidato da un perverso senso dell’onore. Tre caratteri splendidamente tratteggiati dall’eccellente sceneggiatura, così come i personaggi di contorno, una spacciatrice dal cuore d’oro, un rapinatore skinhead ed un attore nano, tossico e razzista.
Il tutto calato negli ovattati silenzi delle stradine in acciottolato, nel sereno sciabordìo dei romantici canali. McDonagh riesce a mantenere miracolosamente in equilibrio la narrazione tra dramma e commedia, noir e pulp, spasso e malinconia, senza cedere alla tentazione della facile macchietta, né del finale consolatorio: un piccolo film elegante e curato, pieno zeppo di idee e spunti, in bilico tra vitalità esplosiva e desolazione esistenziale. Futuro cult.